Perry Keyes - Meter

Perry Keyes

Meter

2005 - LAUGHING OUTLAW RECORDS

21/11/2005  |  di Simone Broglia

Chi è Perry Keyes? È un cantautore che svolge principalmente la professione di taxista. È al suo disco d’esordio come solista, ma da anni muove i suoi passi nel mondo della musica, suonando con gli Stolen Holdens.
Esce per la prima volta con la Outlaw Recordings presentandosi al pubblico con un disco doppio che coniuga ottimamente qualità e quantità, in cui si sente che l’approdo solista è un sogno discografico coltivato da anni, scrivendo le proprie canzoni e pensando alle musiche.
Nelle diciotto canzoni Keyes descrive la sua Sidney, quella meno fotografata e più sofferta, fatta di droga, di periferie, povertà.
Con un rock crudo, senza troppi abbellimenti, ma dagli arrangiamenti efficaci, ci parla della working class e di storie viste e raccontate da un taxi.
Il primo disco colpisce per la metodicità del rock proposto, fra intuizioni springsteeniane, e avvicinamenti al Dan Bern meno folk ed acustico.
L’avvio è veloce e comunicativo con canzoni molto belle come “Beer and Cigarettes”, a cui la segue l’intensa “Some Aches” fotografia di una storia di droga, di una storia legata al reale, senza troppa retorica, schietta come la foto che la accompagna nel libretto. La band, Edmond Kairouz alle chitarre, Bek Jean Stewart alla batteria, Phil Blatch al basso, con l’aggiunta di Warren Bright e Michael Cupic alle tastiere e di Earl Pinkerton al basso, lo accompagna egregiamente.
La seconda parte del disco risulta essere un po’ più tirata, a partire dalla bella “Wide Streets” anch’essa con tema la droga, passando a “Vicious left hook” e “Growin up in the dark is wrong”.
Anche il secondo disco è buono qualitativamente, pur avvicinandosi in modo diverso alla canzone, guardandola più spesso dal lato acustico e delicato, aggiustandola con ricami di piano come in “Just like a steam train”. L’impressione è che il secondo cd sia più sulla linea cantautorale, salvo “Discount bottle Shop” ed i suoni di chitarra aggressivi di “When Things wear out”, che muta però negli stacchi.
Ogni tanto ricorda lo Scott Laurent dei primi due lavori, cantautore di Minneapolis che forse Perry Keyes neanche conosce. Oppure viene alla mente anche Richard Julian, che forse invece conosce.
Molto bella e comunicativa è “Have sun fun” dai toni certamente scuri e notturni, che si apre con il vibrare dei piatti, che a mio parere avrebbe richiesto un arrangiamento diverso, più che altro l’intervento di qualche strumento che la differenziasse dalle altre. L’assolo basso di chitarra non basta. Si stacca dal resto solo “Matraville Trees” con armonica in evidenza e coro di voce femminile.
Decisamente un buon disco d’esordio, da ascoltare e riascoltare. L’unica perplessità è che esca con un doppio dalle linee musicali così definite ed essenziali. Spero che questa decisa essenzialità degli arrangiamenti non si ritrovi come una caratteristica dai risvolti limitanti nei prossimi lavori, ma sia una “tabula semi rasa” da cui partire per apportare idee personali e far sentire la propria voce.


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