15/01/2012 | di Andrea Rossi
Quanto ci manca Simon Jeffes ?
Quanto ci manca quel signore allampanato dall’aria distinta, molto british, con il volto incorniciato da occhialoni fuori moda, che ci ha lasciato nel 1997, a meno di 50 anni, per un tumore al cervello, dopo averci regalato il sogno obliquo di nuovi territori musicali ?
A History, il ricco cofanetto riedito dalla Virgin, 4 CD per 74 tracce a special price versus i 60 brani pubblicati nella prima release del box uscita nel 2001, se da un lato accentua questa mancanza, dall’altro offre lo spunto per ricordare e celebrare le esplorazioni, ancora oggi straordinarie, di questo gentleman.
Chitarrista di studi classici non conclusi, Jeffes ha iniziato negli anni Settanta come musicista avant, ipotetico cantante reggae, arrangiatore e produttore, diventando successivamente una sorta di consulente musicale per vari protagonisti della New Wave britannica: suoi gli arrangiamenti leggendari della My Way in versione Sid Vicious o l’insegnamento dei principi della ritmica Burundi ad Adam Ant.
Già questi pochi esempi delineano la visione, un po’ folle un po’ geniale, del Nostro che, insoddisfatto dalle rigidità della musica classica come dal mondo del rock, fino dal 1972 si innamora dell’immediatezza della musica etnica extraoccidentale, soprattutto africana, e la studia a fondo.
Spinto dalla propria curiosità al di là degli steccati più comuni, Jeffes mescola sacro e profano, innamorandosi con lo stesso entusiasmo di Satie e degli Abba, della mbira dello Zimbabwe e di Wison Pickett, del violino cajun e di Cage.
Proprio da questa top ten visionaria, e dalla sua convinzione che fosse un peccato limitarsi ad essere solo un ascoltatore di musica etnica, perchè il suo obiettivo era “fare la propria musica etnica”, nasce, figlia di un incubo notturno generato da una indigestione di pesce in Francia, la Penguin Cafè Orchestra, carovana a composizione variabile, che nelle sue file ha annoverato nomi prestigiosi come la fedelissima Helen Liebman al violoncello, Annie Whitehead al trombone, Nigel Kennedy al violino, l’ex Caravan Geoff Richardson alla viola, Steve Nye al piano e molti altri.
In 24 anni di attività e sei dischi in studio, la PCO ha disegnato i confini utopici di una moderna e musica semi acustica da camera, ispirata da un folklore eterogeneo ed immaginario, dal minimalismo, dalla contemporanea, dal rock, ma capace di emozionare e divertire come una banda in una sagra di paese, anticipando la new age e l’evoluzione di molta world music.
Il risultato è stato un non rock destabilizzante e magico, una musica per esteti e per bambini, a detta del figlio Arthur Jeffes che da poco ha ripreso le orme paterne, eseguita da una commistione apparentemente bizzarra di un quartetto d’archi, cui si uniscono a seconda dei casi ukulele, chitarre, cuatro, piano, fisarmonica, oboe, organo, harmonium, tastiere e percussioni di ogni tipo…
A History mantiene le promesse insite nel proprio titolo e racconta con chiarezza la storia artistica della PCO, pescando dai sei studio album, dai due live pubblicati, dai brani di Piano Music, pubblicati dopo la morte di Jeffes, e dalla raccolta A Brief History del 2001.
I quattro CD offrono il meglio della produzione dell'Orchestra, tra cui Southern Jukebox Music, Perpetuum Mobile, Telephone and Rubber Band, Music for a Found Harmonium, Air à Danser, Heartwind, Dirt, Salty Bean Fumble e via così, gioiello dopo gioiello, mescolando yodel a ska, minimalismo a musica rinascimentale, gighe irlandesi a ritmi afro, raga a ritmi tzigani.
A tutto ciò aggiunge un interessante ma non irrinunciabile booklet a cura di Robert Sandall.
Come già segnalato, il box è la riedizione più ricca di quanto già pubblicato e di per sé non offre nulla di nuovo, ma è comunque irrinunciabile per i curiosi degli anni zero, che dei Nostri Eroi hanno solo sentito parlare, e anche per i fan più accaniti sebbene inizino ad essere attempati, che magari, come il sottoscritto, hanno i dischi del Pinguino in vinile e desideravano da tempo trovare una scusa per fermarsi di nuovo qualche ora in uno dei loro Caffè preferiti…
Track List: