I
Pearl Jam sono decisamente in ottima forma, e lo testimoniano
sia questo ultimo album "Binaural" che la successiva tournée
che li ha portati a conquistare l´Europa a partire dalla primavera
ed a tornare da trionfatori sul suolo natìo, dove hanno continuato
ad incantare in ogni data, proponendo scalette sempre diverse
ricche di inattese cover, improvvisazioni e frequenti chiacchierate
col pubblico. Il trittico iniziale "breakerfall", "god´s dice"ed
"evacuation" (tre pugni nello stomaco tutti di durata inferiore
ai tre minuti), è di forte e immediato impatto, il disco sembra
quasi avere una matrice punk anche se ben presto ci si rende
conto che si tratta di puro e diretto rock. A questo punto,
preceduto da un accattivante stacco di batteria, attacca come
un fulmine a ciel sereno "light years", il primo pezzo di un
secondo trittico, formato da tre ballate molto intense, che
propongono un Eddie in grande spolvero. "Light years" è la più
classica e cantabile delle ballads, con un testo davvero poetico
e coinvolgente, mentre "nothing as it seems", primo singolo
estratto, è più ipnotica e misteriosa,e viene quasi da cantare
sottovoce insieme alla dolce e suadente voce di Vedder alla
ricerca di qualcosa di nascosto, mentre il tempo sembra fermarsi
sul semplice giro di accordi delicatamente ed incessantemente
ripetuto da Gossard. Un po´ più anonima mi sembra invece "thin
air", che comunque si chiude con un convincente crescendo. Il
disco prosegue con andamento altalenante ed incostante fra pezzi
potenti come "insignificance", "grievance" e "rival" e soft
songs (in particolare "of the girl") senza perdere minimamente
di credibilità e soprattutto senza dare l´idea di una disarmonia
di fondo o mancanza di coerenza : al contrario tutto sembra
essere piazzato al posto giusto e ciò che emerge è la poliedricità
della band, una delle migliori in circolazione (ma anche a livello
assoluto) nel tradurre le emozioni in musica e nel trasmetterle
al copioso numero di ammiratori, fedelissimi e devoti nonostante
i PJ non amino troppo apparire e non seguano da tempo pedissequamente
le ferree e preincartate regole promozionali dello show-business.
Fra le improvvise accelerazioni di una ruspante "sleight of
hand" e "parting ways", la degna chiusura melodica e rilassante
del lavoro (arricchita dalla leggera presenza di violini), si
segnala per la sua freschezza ed atipicità "soon forget" con
Ed all´ukekele (la chitarra tipica delle Hawaii) che bacchetta
un non identificato ricco personaggio (per molti il riferimento
è a Bill Gates) per il troppo attaccamento alle cose materiali
: si tratta di un vero e proprio gioiellino da non perdere,
che rafforza la convinzione che ci si trovi di fronte ad un
gruppo che ha ormai definitivamente raggiunto la maturità artistica
e creativa. L´ assenza di brani "scalaclassifica" e la non immediata
fruibilità dei testi, si contrappongono alla forza di impatto
dei brani rock ed alla oggettiva bellezza di quasi tutte le
ballate, creando un interessante cocktail capace di invitare
l´ascoltatore a non fermarsi ai primi ascolti : probabilmente
questo titolo girerà per parecchio tempo sul vostro stereo…..
BUON ROCK DA SEATTLE
Track List: