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Rock Internazionale

Paul Weller

Catch-flame!

2006 - V2
31/08/2006 - di
Quanti seguono la carriera di Paul Weller sanno bene come negli ultimi due anni questo musicista inglese sia tornato a suonare con la consistenza rock dei suoi tempi migliori. Ne ha dato prova con l’ultimo album in studio, “As is now”, e soprattutto con un tour che ha toccato anche l’Italia proponendo uno dei migliori concerti del 2005.
“Catch-flame!” è la testimonianza di questa vena che Weller ha ritrovato facendo leva sulla sua natura più coriacea grazie ad una formazione robusta che tra chitarre e keyboards compatta un suono che va dal pop-rock al r&b, dal soul al funk sfiorando la psichedelia nelle tracce più dilatate.
Superati gli esercizi compassati di alcune prove in studio e recuperati il tiro e il carico che per forza di cose mancavano all’acustico “Days of speed”, questo doppio live è un disco di classe e di stomaco come risulta subito dalla sequenza delle prime cinque canzoni: è un rock secco, ben marcato anche dalla batteria che si fa sentire sui piatti. Anche quando offre una manciata di ballate acustiche, Weller si dimostra un signor autore e un rocker di lusso, forse il meglio invecchiato dei figli del punk: sa quando tenere un pezzo in tre minuti e quando invece liberarlo come succede nel medley di “Porcelain gods/Walk on gilded splinters” dove va a braccetto con le cadenze bluesy di Dr. John.
Per questo nel secondo cd riprende dove ha chiuso col primo con un paio di pezzi lunghi, ma non privi di impatto: “In the crowd” e “Foot of the mountain” sono un concentrato rock che fonde l’energia degli Who con la psichedelia anni ’70. E dopo un ulteriore siparietto acustico da perfetto entertainer che fa cantare il pubblico, Weller ricomincia a tirare: il finale è un crescendo che ribadisce ancora una volta la quantità di musica nera presente nel suo DNA. Sublime e coinvolgente il soul di “Broken stones” che passa nei tocchi funk di “Long hot summer” per finire con una doppietta che manda in visibilio il pubblico: “Shout to the top” e soprattutto “A town called Malice” riportano al periodo in cui Londra vibrava al ritmo di blues e r&b taglienti come pezzi punk.
Certo, tutti continueremo sempre a chiamare Paul Weller un mod, come se fosse parte di una casta di sopravvissuti e decaduti, ma lui dimostra di avere più palle di tanti suoi colleghi britannici più o meno giovani che passano il tempo a tirarsela invece che a suonare.
Non per niente è cresciuto suonando i pezzi degli Who, guardando i Sex Pistols e ascoltando black music. Da lì viene quella fiamma che “Catch-flame!” riesce ancora a far bruciare con passione e professionalità.

Track List

  • Cd doppio

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