22 dreams<small></small>
Rock Internazionale

Paul Weller

22 dreams

2008 - Island
27/06/2008 - di
Con lui l’imprevedibile è sempre dietro l’angolo come del resto lo sguardo volpino dell’eterno ragazzo sempre in gara con la vita. È proprio lui, quello dei Jam e degli Style Council, il king del ModWave ’80 al quale stuoli di nuove formazioni Brit devono rispetto e riconoscenza assoluta. Paul Weller mette in scena “22 Dreams”, il suo nono lavoro in studio, sessantotto minuti suddivisi in 21 takes di scorribanda sonora create come per un doppio album ma concentrate in un solo cd, ed è il Paul Weller più elettrizzante e variegato che mai si possa rintracciare nella sua discografia solista.
Cinquant’anni da poco festeggiati, il Mod dei mods va ben oltre gli steccati della memoria e torna ad abbracciare le sue fiamme di sempre, cospargendo l’intera stesura di “22 Dreams” dei parfums della Abbey Road Beatlesiana e della Summer Of Love come a riprendersi una parte di gioventù e una sprizzante giocosità magari troppo sacrificata nei calzoni stretti a tubo del suo passato dandy tardo romantico.
Un album pieno di cromatismi sonici e caratteriali che si lasciano ascoltare d’un fiato, e che ospita eccellenze molto importanti come Noel Gallagher e Gem Archer (Oasis), Robert Wyatt (nello stupendo piano/piece jazz di “Song for Alice” dedicata alla vedova del grande Coltrane), Graham Coxon ex Blur, Steve Cradok (chitarra degli Ocean Colour Scene) e Aziz Ibraim (ex Stone Roses). L’effetto è di grande portata, il livello esecutivo inattaccabile; Weller, l’uomo “nato per cambiare”, si introduce nei suoni filosofali della sua vita con l’estro portante del suo sentirsi maestro davanti a tanti, e di trattare la materia viva con la camaleontica virtù del tramutare in bello tutto ciò che si appresta a intonare e suonare.
Tra il grande intrattenimento e iniezioni di jazz, rock, spoken word, soul e funky, l’ambizione di Weller di stupire fa centro al primo colpo; il caldo soul ’60 di “Invisible”, il rock psichedelico di “Echoes Round The Sun”, “One Bright Star”, “111”, la finale “Night Light” stravaganti rumbe congas che si aggrappano ai galloni pirateschi di DeVille: insomma un caleidoscopio vibrante che vive in questo momento nell’animo del Weller che non si crogiola nel redigere il suo mausoleo per i posteri new-mod, ma che guarda avanti senza rinnegarsi del tutto, semplicemente e sobriamente come un cambio d’abito stagionale. La prova della sua prima esistenza la ritroviamo in “Cold Moments” e in altri episodi dove l’ego degli Style Council sofficemente riemerge per donarci quel tot di sofismo grey indimenticabile.
Si è sempre portati a confrontare ogni nuovo lavoro con quello di prima, trovarne e carpirne difetti e nei, raffronti che spesso incorrono in sterilità spocchiose; questo non è il disco nuovo di Weller, ma il disco di un nuovo Weller, di un grande artista cresciuto rimanendo ragazzo con il difetto “ di fare ancora scuola” e il pregio di essere uno dei grandi protagonisti che ancora “scarabocchia formule e soluzioni geniali” sulla lavagna del pop mondiale.

Track List

  • Light nights|
  • 22 dreams|
  • All I wanna do (Is be with you)|
  • Have you made up your mind|
  • Empty ring|
  • Invisible|
  • Song for Alice (Dedicated to the Beatiful Legacy of Mrs. Coltrane)|
  • Cold moments|
  • The dark pages of september lead to the new leaves of spring|
  • Black river|
  • Why walk when you can run|
  • Push it along|
  • A dream reprise|
  • Echoes round the sun|
  • One bright star|
  • Lullaby fur kinden|
  • Where’er yes go|
  • God|
  • 111|
  • Sea spray|
  • Night light

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