Paul Motian - Time and time again

Paul Motian

Time and time again

2007 - ECM

05/09/2007  |  di Christian Verzeletti

Chi ha impresso nelle orecchie un concetto di avanguardia costituito da un corpo sonoro arduo, ai limiti della dissonanza, faticherà a credere che Paul Motian sia stato un innovatore della batteria, un musicista”avanti”, come si dice in gergo.
Questo perché Motian ha costruito il suo stile su un approccio rarefatto con evoluzioni ritmiche sottili, fatte di tocchi soprattutto su piatti e spazzole. La sua musica ha oggi raggiunto lo status di classico e difatti, se una critica si può esprimere ai suoi ultimi dischi (“Gates fo Eden”, “I have the room above her” e anche quello più friselliano con appunto Bill Frisell e Ron Carter dell’anno scorso), questa sta nell’aurea raffinata in cui si collocano, quasi immobili nel loro porsi in una dimensione superiore.
In realtà quella di Motian continua ad essere una ricerca delicata, da signore del jazz, che non produce più risultati sorprendenti, ma che continua ad offrire album di ottima e raffinata fattura.
Ne è l’ennesima conferma anche questo “Time and time again”, registrato a New York con i fedelissimi Bill Frisell (chitarra) e Joe Lovano (sax tenore). Si sente che i tre hanno alle spalle una lunga frequentazione, cominciata più o meno nel 1980, e che sanno evocare nostalgie in modo perfetto, affatto scontato e spesso inafferrabile.
Il titolo suggerisce una riflessione sul tempo e anche un compimento del carattere etereo della musica di Motian, che sembra aver rivolto il proprio sguardo verso categorie sempre più alte ed astratte (“I have the room above her” e “Gates of Eden”).
L’iniziale “Cambodia” provoca subito riflessioni esistenziali, stimolate dalle dilatazioni di Frisell (anche con qualche loop) e dai tenui spezzati dello stesso Motian. A Lovano spetta poi il compito di soffiare parti romantiche che completano questa colta malinconia.
Quella di “Time and time again” è un’avanguardia melodico-romantica, come dimostrano “Wednesday” e “Whirlpool”, fatte di abbellimenti pacati. Addirittura toccante, quasi sentimentale, è “K.T.”, che suona come una dedica commossa.
Ovviamente Motian non si perde in sdolcinatezze e ovviamente si concede l’ennessima rilettura di Monk (“Light blue”). In realtà nel disco c’è poco di ovvio, anche se l’arte lenta e riflessiva dei tre induce ad un ascolto privo di scosse: sono dei picchi lievi anche le tracce più riuscite come la title-track e la preghiera di “In remembrance of things past”.
A riprova del lavoro svolto sul tempo, “Time and time again” ha un andamento circolare: mettete il cd in repeat dall’ultima alla prima traccia e vi troverete tra le mani un disco atemporale. Quasi un’icona.


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Track List:

  • Cambodia|
  • Wednesday|
  • Onetwo|
  • Whirlpool|
  • In remembrance of things past|
  • K.T.|
  • This nearly was mine|
  • Party line|
  • Light blue|
  • Time and time again

Paul Motian



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