06/10/2011 | di Claudio Giuliani
Sei Personaggi In CercaDi Cuore non è cd che potrei consigliare a tutti, se dovessi sintetizzare in un’unica locuzione quello che in realtà è un ragionamento un po’ più complesso potrei cavarmela con un disinvolto. No!! Non è un disco che riuscirei a consigliare a tutti perché alla fin fine si rivela essere (manifestamente) diretto a una platea circoscritta, a un di destinatari.
La sensazione è che dentro ci sia lo sforzo della ricerca di una dell’intelletto e dell’ingegno dove l’artista è l’artefice e proprio per questo è (o deve essere) un po’ originale e un po’ visionario, un po’ poeta e un po’ situazionista.
Sei Personaggi In CercaDi Cuore sta girando per casa da qualche settimana e a tutt’oggi non è riuscito ad acchiapparmi nonostante vari ascolti in diversi momenti emotivi, sia dedicandogli la dovuta e attenta concentrazione sia in momenti più rilassati o ludici. Intendiamoci bene: non mancano certo spunti interessanti, anzi!! contenuti piacevoli e suggerimenti di bizzarra curiosità emergono qua e là con i loro colori e le loro movenze, ma non riescono a convincermi fino in fondo; arrivi alla fine del disco e ti resta in bocca un impalpabile sabbioso sentore di perplessità, come un quadro con buchi vuoti senza colore o un viso senz’occhi.
Fiorucci Paolo da Chieti, classe 1984, è un versatile e talentuoso ragazzo, dopotutto lui non ha fatto altro che mettere su disco l’esercizio del suo estro. Ma quello che manca a questo lavoro è un po’ di coesione e un pizzico di fluidità sonica, di omogenea spontaneità libertaria e liberatrice; c’è invece un sintomo di un’energia che però risulta canalizzata verso direzioni che si disperdono in traiettorie divergenti.
Si ha l'impressione che le composizioni di Fiorucci (peraltro non malvagie, anche se forzatamente indirizzate all’incasso di una singolarità individuale) confluiscano verso collettori che assumono pose poligrafe e che finiscono inevitabilmente per rivolgersi a sostenitori di un lessico letterato e ristretto.
Nel congedarci apparecchiamo fugaci rimandi per brani come Caro capitano con slanci rock’n’pop per il soldatino di stagno della favola dell’infanzia che s’è stufato della sua lunga attesa; Facce da documento paga il debito a Elio & Storie Tese; Penso forse sono è garbatamente frizzante e C2-3” vende a buon mercato surreali suggestioni svagate. Infine Il nostro caro Frankie danza su passi jazzy e atmosfere old time cariche di swing, probabilmente la migliore del lotto, un suggerimento per itinerari futuri.
Un lavoro interlocutorio, attendiamo la verifica al prossimo episodio.
Track List: