06/02/2002 | di Christian Verzeletti
Chi sono gli Oysterhead? E soprattutto chi è Mr. Oysterhead? Non Stewart Copeland, non Trey Anastasio, nè Les Claypool. Non una semplice addizione dei Police, dei Phish e dei Primus. Non uno dei tanti supergruppi che ci hanno lasciato con l’amaro in bocca troppe volte. Nemmeno un progetto temporaneo che dà sfogo alle ansie creative dei tre momentaneamente disoccupati.
Gli Oysterhead sono invece un gruppo con una propria identità, costruita sulla fantasia e sulle intuizioni dei tre, sui loro beffardi slanci sonori: “Mr. Oysterhead”, appunto. Un gruppo e un personaggio che potrebbe dare inizio a una lunga carriera, se non addirittura ad una saga, vista la propensione per titoli strambi, indecifrabili, per testi misteriosi.
“Mr. Oysterhead” è il fattore che unisce questi tre musicisti con una straordinaria forza d’attrazione, è l’umore che emerge da questo “The grand pecking order”: “Mi ricordo tempo fa / quando il popolo della musica aveva molto da dire / Ora me ne sto qui seduto a sperare e a pregare / che arrivi qualcuno ad indicarci la via”. È una fusione perfetta che produce materiale incandescente, come se l’incontro dei tre avesse fatto scattare una scintilla che ha innescato una reazione a catena all’interno della musica.
Ne esce una creatura che proviene in parte dal mondo delle fiabe e in parte da un incubo popolato di mostri: un funky irrobustito dal prog, un pop deviato da improvvisi stacchi, una psichedelia ingerita con qualche pillola di country e di underground.
Bel tipo questo “Mr. Oysterhead”, sembra di averlo già incontrato mille volte, ma poi, svoltato l’angolo, ci si rende conto di un particolare nella sua fisionomia che non quadra, uno scatto repentino appena percepito dall’inconscio, sufficiente a turbare l’animo. Una maschera buffa, divertente, ma con qualcosa dentro lo sguardo che trasmette una drammatica inquietudine: ricordi del Vietnam (“Shadow of a man”), rancori verso il capitalismo (“Owner of the world”), sfide a qualsiasi atteggiamento militare (“Army’s on ecstasy”). Eppure vi osserva con una punta d’ironia e con un luccichio incantevole. Come riusciva a fare Frank Zappa nei suoi esperimenti meno complicati e più riusciti. Come facevano i Primus animati dalla verve di un basso sincopato e di buffi mostriciattoli sapienti. Come nella migliore psichedelia.
Mr. Oysterhead è uno che mescola tecnica a fantasia, impegno ad arguzia: provate ad osservare le molteplici figure ritmiche dei suoi movimenti o le pluralità cromatiche della sua voce o ad ascoltare il fingerpicking delle sue dita (“Birthday boys”) o ancora la furia che lo prende in “Pseudo suicide”.
A questo punto non saprei se augurarvi di incontrare “Mr. Oysterhead”, questa creatura può essere molto, molto pericolosa per le nostre comode abitudini umane.
Discografia:
THE GRAND PECKING ORDER
2001, WEA / ELEKTRA ENTERTAINMENT
Track List: