15/02/2008 | di Christian Verzeletti
Di fronte ad ogni disco degli Over the Rhine viene da chiedersi perchè questi continuino ad essere tanto poco considerati e tanto difficilmente reperibili.
In fondo la coppia Bergquist-Detweiler ha il suo lato pop, gradevole e smaltato come quello di colleghi più affermati (volendo stare su voci femminili direi Shawn Colvin, Edie Brickell, Linda Perry ecc.). Traspare dalle loro canzoni una maggior ricercatezza e una minor immediatezza, fattori che in termini di visibilità giocano a sfavore, ma il punto è che gli Over The Rhine vivono in un mondo tutto loro. E da quel mondo non sembrano poter o voler uscire.
È (anche) una questione di scelte: avessero un suono meno levigato, sarebbero probabilmente stati eletti a cult-band. Avessero poi un approccio più centellinato, i loro dischi godrebbero di maggior peso agli occhi della critica. “The trumpet child” per esempio è uscito nel 2007, anno in cui i Rhine hanno pubblicato anche un disco natalizio (“Snow angels”), una raccolta (“Discount fireworks”) e un live (“Live from nowhere, vol. 2”). A questo si aggiunge il fatto che le loro uscite non presentano sostanziali variazioni e sono lontane dal dare una sensazione di novità o almeno di avanzamento progressivo.
Avessero queste caratteristiche, gli Over The Rhine non sarebbero però gli Over The Rhine. Avrebbero forse più successo (ma quanto?) e non vivrebbero in quel mondo a parte, tanto intimo e protetto.
Quindi ce li teniamo così e continuiamo a farci allietare dai loro dischi, che sono un po’ come quelle sfere di cristallo che quando le scuoti cade la neve.
Non fa eccezione “The trumpet child”, raccolta che brilla della “solita” luce da interno retrò grazie ad un suono acustico garantito dal pianoforte e da una manciata di altri strumenti “anticati”. Agli archi ci sono due esperti come David Henry e Chris Carmichael ed anche questo contribuisce a dare smalto agli arrangiamenti.
Sono da ammirare soprattutto i riflessi provocati dallo struscio di “Trouble”, dal moto più gioioso di “I’m on a roll” e dall’incanto di “Nothing is innocent” che mette in risalto la voce di Karin.
Nel booklet i due autori dicono di aver concepito i brani come degli inni ed in effetti l’ascolto lascia una sensazione di sollievo, anche se il livello non è quello di Louis Armstrong o giù di lì. È piuttosto un pop illuminato quello degli Over The Rhine che difatti giocano a fare ora gli Eagles ora Tom Waits e concludono immaginandosi un mondo con al potere musicisti come Steve Earle, Neil Young, Emmylou Harris e John Prine (“If a song could be President”).
Cose che possono succedere solo nel loro mondo.
Track List: