Over The Rhine - Drunkard’s prayer

Over The Rhine

Drunkard’s prayer

2005 - BACK PORCH

27/06/2005  |  di Christian Verzeletti

Karen Bergquist e Linford Detweiler dicono di aver registrato questo disco nel salotto di casa loro, con l’unica regola di una bottiglia di buon vino tutte le sere, quasi una (ottima) terapia per superare una crisi di coppia.
Non so quanto questo sia effettivamente vero, ma, ad ascoltare il disco, si direbbe che non si tratta di una storiella ricamata dagli uffici stampa: l’impressione è proprio quella di trovarsi nella living room di una casa americana, magari con qualche secolo sulle spalle, un cane sdraiato sul divano e la luce che filtra dalle finestre.
Di tutti i dischi degli Over The Rhine, “Drunkard’s prayer” è infatti quello più di coppia, quello che più appartiene a Karen e Linford: già i precedenti erano in gran parte frutto dei due, ma mai come in questa raccolta si erano avvicinati e guardati dentro. Al punto che in più di una traccia sembra che a suonare siano solo loro, anche quando un contrabasso, un violoncello e qualche fiato ricamano le melodie.
Francamente non saprei dire se questo sia il disco migliore degli Over The Rhine: trovo che questo tipo di conclusione sarebbe inutile ed anche fuori luogo visto quanto il lavoro è personale, a tratti intimo. “Drunkard’s prayer” non esula dalla discografia e dalla natura della band, piuttosto ne mette ancora più in rilievo le caratteristiche spogliandole e mostrandole (con gran pudore) proprio come fa una coppia che si mette a confronto.
Le canzoni godono così di una forza autorale al massimo della sua espressione: in queste undici tracce c’è un songwriting talmente limpido e equilibrato, come se ne è sentito poco negli ultimi anni. Le interpretazioni sono sì raccolte e profonde, ma giungono a conclusioni semplici, sia a livello di testo che di melodia: frasi che segnano l’anima e che bruciano ogni volta che vengono cantate.
“I want you to be my love” è un esempio perfetto di questo equilibrio, ma, man mano si procede nell’ascolto, si incontrano dei picchi assoluti come “Spark” e “Hush now (Stella’s tarantella)”, quest’ultima con una melodia che sembra provenire da qualche circo itinerante dell’Europa dell’Est.
Gli Over The Rhine si confermano maestri nel suonare essenziali, nel mettere in risalto l’anima della canzone con particolari che sembrano rimanere nascosti, ma che sono fondamentali nelle loro pieghe: la voce doppiata di “Born”, il soffio di un sax nella title-track e il finale di “Firefly” che cresce con le percussioni liberando il canto. Ma a contare è anche il suono (a cui di solito non si riconosce un ruolo primario in un progetto acustico), determinante nel creare lo spazio in cui risuonano gli strumenti e soprattutto la voce di Karen.
Il jazz viene prima sfiorato, con una concessione di troppo nella coda di “Little did I know”, e poi esaltato nella cover di “My funny Valentine”, che regala l’ultimo brivido, l’ultimo incanto.
Con “Drunkard’s prayer” gli Over The Rhine sono giunti ad un livello tale, che potrebbero benissimo pubblicare un disco solo voce e piano. E anche così nessuno potrebbe dire che Karen e Linford si stiano chiudendo tra loro, nel salotto di casa.


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Track List:

  • I Want You To Be My Love|
  • Born|
  • Drunkard’s Prayer|
  • Bluer|
  • Spark|
  • Hush Now (Stella’s Tarantella)|
  • Lookin’ Forward|
  • Little Did I Know|
  • Who Will Guard The Door|
  • Firefly|
  • My Funny Valentine

Marte Live Mk Records A Buzz Supreme Pyxel.it http://www.protosound.net