Otto’p’notri - Senza pelle

Otto’p’notri

Senza pelle

2002 - STOUTMUSIC / AUDIOGLOBE

19/02/2003  |  di Christian Verzeletti

Gli Otto´P´Notri saranno anche sconosciuti ai più, ma non dovrebberlo esserlo a chi si ritiene un cultore, diciamo appassionato, di musica e soprattutto a chi cerca di seguire le evoluzioni del rock in italiano.
Già, in questa introduzione, abbiamo aperto una questione eterna, che è poi quella su cui questa band toscana va ad inserire la sua proposta: che cos´è il rock in italiano? Gli Otto´P´Notri danno la loro risposta con "Senza pelle", mescolando pop, rock, tecnologia e cantautorato, ovvero generi vasti, ma imprescindibili dalla musica nostra e dei nostri.
Il disco, che è poi il secondo del quartetto toscano, è infatti prodotto da Paolo Benvegnù e da Massimo Fantoni: i due, insieme ad altri ospiti tra cui Marco Tagliola, (non a caso ex-Scisma e collaboratori di Marco Parente), sono i principali responsabili del suono di "Senza pelle". Gli arrangiamenti sono elaborati con dosi di programming, di campionature, di e-bow e di brevi noise, che diventano l´occasione per aumentare le inflessioni del lavoro compiuto dalla band sulle canzoni.
Il merito, e volendo anche la personalità, degli Otto’P’Notri sta infatti nel rimanere saldamente ancorati alla forma canzone e contemporaneamente nel depositarne sul fondo nuovi suoni che emergono lentamente.
I principali riferimenti di David Bindi e compagni risultano Marco Parente e i Timoria, non tanto nelle intenzioni, quanto piuttosto per via di suggestioni comuni, anche se poi gli sviluppi di “Senza pelle” non sono così empirici e poetici come quelli di “Trasparente” ed il canto di David Bindi, pur con qualche punta melodica, non è ricamato come quello di Renga (ai tempi della sua esperienza con la band bresciana).
Ciò che contraddistingue "Senza pelle" è proprio il modo in cui la profondità esistenziale dei brani (“la pioggia non è solo acqua che cade sulla nostra testa”) si sposa con l´ampiezza del suono, in cui anche gli archi (viola, violino, violoncello) fanno la loro parte.
Se i risultati sono ottimi in " Canzone di migrazione " e in " Senza pelle ", altrove, trapela una certa retorica nella scrittura, evidente in “Testimoni di Genova" e in "Amore a fil di rasoio" che sfiora la banalità affrontando la scivolosa tematica del sesso estremo.
Gli Otto´P´Notri si dimostrano comunque perfettamente coscienti e capaci (wurlitzer, mellotron, theremin, fender rhodes, flauto preparato, oltre a quanto già citato) nel passare dal pop alla ballata, arrivando a sfiorare i Radiohead in “Calma apparente” e il cosiddetto space-rock in “L’appartenenza”. Lo stesso equilibrio sarebbe auspicabile in ogni brano per quanto riguarda i testi, ma dovrebbe essere solo questione di tempo visto come i nostri vanno a recidere il cordone ombelicale (“Piegato, spezzato”, “Imperfetta solitudine”) per essere liberi di guardare alla vita fin nella sua casualità (“Secondo la legge del caso”, “Cosa rimane”).
Nonostante la sua imperfezione, "Senza pelle" rimane un disco necessario a capire meglio le direzioni e l’attuale stagione della canzone rock in italiano.


Discografia:

1999 “Secondo la legge del caso” Cockney/Sony
2002 “Senza Pelle” Stoutmusic/Audioglobe


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Track List:

  • Secondo la legge del caso|
  • Canzone di migrazione|
  • Senza pelle|
  • Piegato, spezzato|
  • Imperfetta solitudine|
  • Amore a fil di rasoio|
  • Calma apparente|
  • Un uomo che affonda|
  • Testimoni di Genova|
  • L’appartenenza|
  • ChiAmo|
  • Cosa rimane

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