Truth is not fiction
− Blues, Folk

Otis Taylor

Truth is not fiction

2003 - TELARC
19/02/2004 - di
La musica di Otis Taylor è basata sul blues e sulla negritudine, tanto quella di John Trudell è basata sulla poesia e sulla cultura dei Nativi Americani.
Per entrambi parlare di musica significa sottintendere un cammino artistico che va di pari passo a quello umano: le canzoni e il suono di Taylor sono infatti cariche di una fierezza e di una dignità, fortemente radicate nella realtà di chi è oppresso. Hanno quindi nella popolazione di colore il loro primo riferimento.
Dal 1997, anno del ritorno alla musica con il suo esordio solista “Blue Eyed Monster”, questo cinquantacinquenne musicista di Chicago si è imposto come uno dei bluesmen più originali e coraggiosi degli ultimi anni. Di disco in disco, Otis Taylor sta sviluppando un percorso radicale che punta al riappropriamento delle radici e dei diritti umani. Già i titoli della sua discografia ne suggeriscono la portata: “When Negroes walked the earth”, “White African” e “Truth is not fiction”.
Non è certo un caso che questo nuovo disco parta da un brano centrato sulla figura di Rosa Parks, simbolo per eccellenza della lotta alla schiavitù, e si concluda con “Baby, please don’t go”, un pezzo che ha segnato la storia della cultura nera.
Taylor dà lezioni di blues, come le dà, quando non è in tour, ai bambini con il suo “Blues in the schools program”, ma lo fa a modo suo, senza ricalcare quanti lo hanno preceduto: la voce è aspra, profonda ed evocativa, come si deve ad un bluesman, solo che non preme sulle battute del blues. Piuttosto pezzi come “Babies don’t lie” e “Be my Frankestein” sono costruiti su un approccio tagliente e secco, con il banjo che si fa carico della tensione, molto più di quanto si senta di solito con questo strumento.
Quello di Taylor è un “trance blues”, un cammino lento e sofferto verso la verità: ogni canzone ha un fondo oscuro e tremante, che ipnotizza anche quando si appoggia alla melodia di una ballata folk come “House of the crosses”.
L’Africa emerge sempre e il suo richiamo risulta ancora più drammatico grazie alla presenza di un violino e di un violoncello, oltre che del mandolino e del banjo. Queste aggiunte differenziano maggiormente i pezzi rispetto ai dischi precedenti, ma sono calate in un contesto comunque essenziale, in cui gli strumenti vengono ridotti all’osso. Da qui Taylor ottiene delle interpretazioni personali ed originali: il suo canto è un monito d’umanità, una voce enorme che si alza anche quando lascia risuonare una pausa o il rintocco di uno strumento.
“Truth is not fiction” è secondo, di poco, solo a “White african”, ma contiene un pezzo da assoluto spavento: “Nasty letter” è un folk blues, letteralmente arso dal sole, con il violoncello e la spanish guitar alla ricerca disperata di una goccia d’acqua. Anche le sfumature spagnoleggianti non sono calde e ridenti di passione come in un flamenco, ma hanno un ghigno sofferto, teso come una pelle disidratata.
Le canzoni di Otis Taylor sono vere, più grandi del dolore, di qualunque oppressione e ci insegnano che la verità non va detta a denti stretti. “Truth is not fiction”.

Track List

  • Rosa, Rosa|
  • Kitchen Towel|
  • Comb Your Brown Hair|
  • Babies Don´t Lie|
  • Be My Frankenstein|
  • House of the Crosses|
  • Past Times|
  • Shakie´s Gone|
  • Be My Witness|
  • Nasty Letter|
  • Walk On Water|
  • Baby, Please Don´t Go

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