Otis Taylor - Recapturing the banjo

Otis Taylor

Recapturing the banjo

2008 - Telarc

14/04/2008  |  di Antonio Avalle

Il banjo è uno strumento di origini africane divenuto popolare tra i neri americani già durante la Guerra di Secessione e da allora largamente utilizzato nella musica tradizionale nordamericana; diffuso nei primi decenni del novecento, è stato impiegato nel blues più tipicamente delle jug bands e tra gli artisti da strada. Un artista su tutti ne ha diffuso notevolmente l’utilizzo e le sonorità nell’ambito della musica afroamericana: Yank Rachell (con Sleepy John Estes e Sonny Boy Williamson).
Oggi Otis Taylor celebra la sua passione per il banjo, riunendo il meglio degli artisti blues contemporanei in un progetto che non solo onora questo particolare strumento a corda ma che è anche un tributo alla sua musica, considerato il diverso numero di rivisitazioni presenti e appartenenti già al repertorio edito di Otis (sono quattro i brani già contenuti tra “When Negroes Walked The Earth” e “Respect The Dead”).
Le versioni di “Run So Hard The Sun Went Down” e di “Hey Joe”, cavallo di battaglia di Otis Taylor durante i suoi trance live, non dispiacciono affatto anche se i momenti migliori sono da attribuire alla partecipazione di Alvin YoungBlood Hart che tra voce e banjo emerge trionfante nella sfida con Corey Harris, Guy Davis, Keb’ Mo’ e Don Vappie (l’unico fuori dal branco nero, musicista più d’estrazione jazz e creola), tutti alle prese con il banjo e alternandosi alla voce in differenti brani.
Oltre ai cammei (“A Prophet’s Mission” e “Deep Blue Sea”) spudoratamente belli di Youngblood Hart, ci sono gli inediti “Absinthe” e “Simple Mind” di Otis Taylor che meritano la loro dovuta attenzione, ipnotico trance blues il primo intimo e pizzicato il secondo. Non manca come ormai da rituale la presenza dei ricami del trombettista Ron Miles e soprattutto l’onnipresente intervento della figlia Cassie al basso, cori e controcanto.
Perdono invece lo smalto e il pathos originale “Live Your Life”, interpretata da Keb’Mo’, e “Ten Million Slaves” ripresa dallo stesso Otis Taylor, del tutto superflua.
Per il resto vince il rispettoso lavoro di squadra del capitano Otis Taylor, che probabilmente ha visto realizzare un sogno che aveva nel cassetto da qualche anno.
Un album nel suo insieme piacevole ma dalle intuizioni apparentemente forzate: magari Otis lo avrebbe dovuto far maturare di più nella sua mente, sviluppando qualche nuova idea per il repertorio piuttosto che ritrovarsi in studio a riproporre del materiale parzialmente noto, seppur con interpreti diversi, tra l’alto di pregio.


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Track List:

  • Ran So Hard the Sun Went Down|
  • Prophet´s Mission|
  • Absinthe|
  • Live Your Life|
  • Walk Right In|
  • Bow-Legged Charlie|
  • Hey Joe|
  • Little Liza Jane|
  • Five Hundred Roses|
  • Les Ognons|
  • Deep Blue Sea|
  • Simple Mind|
  • Ten Million Slaves|
  • The Way It Goes

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