Fantasizing About Being Black - Otis Taylor<small></small>
Jazz Blues Black − Blues

Otis Taylor

Fantasizing About Being Black - Otis Taylor

2017 - Inakustik / IRD
20/04/2017 - di
Se ne sta sotto un cappello nero, la tesa abbassata, scomposta, il vestito a strati, blusa di panno, camicia di jeans, maglia, sciarpa, barba invadente. Così agghindato Otis Taylor ti guarda lupino, paziente, fiero, forte di un pensiero lontanoe Fantasizing About Being Black segna quindici tacche su una carriera dalla geografia rugosa, una storia complessa. L’uomo di Chicago, catapultato una ventina di anni orsono a Boulder, Colorado, a seguito di vicende infelici, confeziona undici brani legati da un’affermazione pitagorica: «The Folk Thing was about civil rights…Folk music is the the music of the working class, the music of the folks. Blues il folk music.» (1). Semplice come bere un bicchier d’acqua, un lavoro che è già racconto.  Otis Taylor, se si esclude il periodo con gli Zephir, suonando di basso, dopo aver compreso di antiquari e antiquariato, di bici, corse e garretti, ha percorso veloce il blues in lungo e in largo, lo sguardo spigoloso ma aperto, mai di maniera, ha giocato le sue carte su più di un registro. Padre jazzista, si innamora del banjo a cinque corde, strumento sghembo, frequenze rigide, sente l’odore della kora africana più dell’hillbilly per fare sua la tradizione delle black string bands, del minstrel, il cuore pulsante di tanta, contemporanea, rivisitazione del blues. Diventa un virtuoso di questo strumento, la Ome Banjos gli dedica un modello. S’impadronisce di armonica e altri strumenti ma la chitarra, meglio se acustica, è l’estensione del suo pensiero e del suo agire da griot. Il riferimento più vicino a noi è John Lee Hooker, l’agreste e l’urbano, il folletto, il twister che si fa beffe della gabbia twelve bar. Sta qui l’accento del blues di Taylor. Quando non è distratto dai richiami Jazz, dalle folate hillybilly-goat style, dalla ballata blues più ruvida, la musica di Otis Taylor punta dritto sulla possessione, il rapimento del blues, la distrazione di un grido ripetuto. Qualcuno in vena di complicazioni l’ha chiamato “trance-blues”, lui stesso ne ha fatto un festival innovativo e un’etichetta discografica. A questa si deve la pubblicazione del lavoro, il secondo dopo la sua permanenza in Telarc.  

Fantasizing About Being Black è dentro questo solco, essenziale, pieno del blues. Otis Taylor artiglia il vomero consapevole di quanto lo circonda, guarda avanti, la ferita alle spalle è ancora linea del colore, una ferita tutt’altro che richiusa. Non abbiamo neanche finito di commentare le arie dell’ultimo, ispirato, lavoro di Eric Bibb che questo 2017, primo anno domini di Mr Donald Trump, ci regala un’altra prova di blues vitale e guerriero. E’ un soldato Buffalo Troops Otis Taylor, un bisonte. L’animale è docile a patto di non averne troppa confidenza, t’indaga, prende le misure e poi carica, ne sanno qualcosa i Comanche che affibbiarono il nomignolo a quelle truppe composte di soli afroamericani, disprezzate e temute, impiegate nella guerra Civile Americana fino al primo conflitto mondiale.

Fantasizing About Being Black, il suo “fantasticare” circa l’essere nero, funziona così, parte piano sta in assetto, lancia il suo peso con gradualità e quando l’hai addosso, del bisonte, forse, ti ricorderai solo della pupilla. Twelve String Mile fissa il paletto di partenza nel 1930 quando il nero non poteva, non doveva, guardare dritto negli occhi un bianco. Erano vergate. Il brano indolente scalda la cornetta di Ron Miles. Walk On the Water mette midollo alla chitarra, l’aria è quasi andalusa, discerne di guasti interazziali, di ferite e di perdono. La polvere comincia ad alzarsi. Banjo Bam Bam è un serrate le file sugli antefatti del blues, sulla follia che può prendere se schiavo sei legato a una catena. Il ritmo è ossessivo di rabbia accumulata. Hands On Your Stomach lancia il bisonte in velocità. La mia mente, il mio spirito non potrà essere controllato, la libertà è femmina. Jump Jelly Belly tiene il passo ordinato della marcia verso lo scopo la macchina è lanciata in un mid-tempo jazz di ottima fattura. Muovi la testa, prendi aria, le gambe ne hanno bisogno. Tripping On This, D to E Blues, Jump Out of line, Just Want To Live With You, Roll Down The Hill, stanno in uno stesso registro: la storia afroamericana è storia dell’America, piaccia o no. Bisonte-Otis Taylor si ferma sbuffando di stanchezza, non di rassegnazione, la polvere si adagia per far posto alla ballata di Jump To Mexico che chiude il lavoro. Jerry Douglass alla koa wood lap guitar, Larry Thomson alla batteria, Todd Edmunds al basso, Ron Miles alla cornetta, Anne Harris al violino, l’hanno sostenuto nella corsa come meglio non avrebbero potuto fare. Hanno disposto trappole, richiami acustici, di un passato che sta davanti a noi.  

Otis Taylor di Fantasizing About Being Black si conferma come artista completo, una delle voci più autentiche, più attente del blues contemporaneo, un lavoro che premia chi lo segue da tempo e che insegue come uno spirito benefico chi non lo avesse ancora conosciuto. A really good Job… 

 

(1) La cosa del folk, della tradizione, ha a che fare con i diritti civili…La musica folk è la musica della gente che lavora, la musica della gente. Il blues è musica della gente.  

Track List

  • Twelve String Mile
  • Walk on the Water
  • Banjo Bam Bam
  • Hands On Your Stomach
  • Jump Jelly Belly
  • Tripping On This
  • D to E Blues
  • Jump Out of Line
  • Just Want To live With You
  • Roll Down The Hill
  • Jump To Mexico