Double v
− Blues, Folk

Otis Taylor

Double v

2004 - TELARC
17/06/2004 - di
Non perde un colpo Otis Taylor: in quattro anni quattro album di ottima qualità (il primo vero album del ’95 “Blue Eyed Moster” resta una sorta di mistero, ritirato dalla stampe).
Ed ora ecco “Double V” (duplice allusione al segno di vittoria) con un bel carico di novità: dalla presenza di colori all’interno e all’esterno del cd, finora sempre ridotti ai sintomatici bianco e nero, all’importante cambio di formazione, che mira quasi ad una conduzione familiare con la prevalenza di Otis alle chitarre e di Cassie Taylor al basso / cori. Con l’ottimismo dei colori scompare anche l’immagine di Otis in copertina lasciando spazio a quella della figlia Cassie.
Non cambia però la struttura eterna del suono ipnotico, delle ritmiche panetniche, che lasciano sempre intravedere il rispetto per la musica africana. Come restano immutati i rari cambi di tonalità con il ripetersi continuo degli stessi accordi e del suo profondo cantato circolare. Il motto è sempre lo stesso: pochissime note, ma tante forti emozioni (in fondo è quello che ha insegnato un maestro come John Lee Hooker). Resta infine chiaro il messsaggio che la sua musica vuol trasmettere attraverso straordinarie canzoni polarizzate su storie tratte dal crudo vivere come la sofferenza, la solitudine, l’emarginazione e l’intolleranza razziale.
Ad affiancare la famiglia Taylor c’è un’accurata e discreta sezioni d’archi con Ben Sollee, Shaun Diaz, Lara Turner e Marcelo Sanches, la parte drammatica del suono di Otis. Altra novità sono le grandi assenze di Kenny Passarelli, mentore, produttore e bassista di tutti i precedenti album di Taylor e del chitarrista Eddie Turner, impegnato nel suo personale esordio discografico.
Per il resto Otis Taylor compie un buon lavoro continuando a predicare il blues attraverso una straordinaria semplicità, punto di estrema forza di tutta la sua musica. Assolutamente più acustico, meno acido e più fruibile del precedente “Truth Is Not Fiction”, anche se tutto questo non riduce minimamente il difficile approccio ai suoni di uno come Otis Taylor. L’ipnosi è rispettata attraverso i suoi trance-blues disposti in sequenza: “Mama’s Selling Heroin”, “505 Train” (tra le migliori dell’album) e “Mandan Woman”, dove si evince la storia di York di fine ‘800, lo schiavo nero della spedizione degli espolaratori Lewis & Clark, che danzò per gli indiani Mandan.
Un Taylor essenziale in “Took Their Land”, solo voce ed armonica, racconta il dramma della storia dei nativi americani, mentre incute inquietudine nello strumentale mugolante “Sounds Of Attica”, un etno blues su ronzanti sussurri e strani sospiri.
Una nota particolare merita la canzone che chiude l’abum “Buy Myself Some Freedom”, che è affidata al suono speranzoso della tromba raffinata di Ron Miles e alla tenera voce della diciasettenne Cassie Taylor, che papà Otis mostra chiaramente di voler lanciare a tutto campo.
Sottolineo il vuoto importante del suono corposo del basso di Mr.Passarelli e dei suoi arrangiamenti: la sezione ritmica di Taylor diventa sempre più scheletrica, tanto che, alla domanda “come mai non inserire una batteria?”, Otis ha risposto “la batteria dà il metro ed il basso il tempo; a me interessa solo il tempo”. Ho chiesto anche a Otis Taylor (marzo ’03 a Torino) perchè continuare a non inserire i testi nei suoi cd: promessa non mantenuta. Questo resta l’unico isolato neo di un grande artista dei nostri tempi.

Track List

  • Please Come Home Before It Rains|
  • Took Their Land|
  • Plastic Spoon|
  • Mama’s Selling Heroin|
  • 505 Train|
  • Mandan Woman|
  • Sounds Of Attica|
  • It’s Done Happened Again|
  • He Never Raced On Sunday|
  • Hurry Home|
  • Reindeer Meat|
  • Buy Myself Some Freedom

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