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Ossi Duri - Scadenza Perfetta

Ossi Duri

Scadenza Perfetta

2009 - LaZaRiMus

Emergenti

13/05/2009  |  di Massimo Sannella

Se è vero che ogni genio lascia o ha lasciato alle spalle il seme creativo della sua arte specifica, in modo che qualcuno lo recepisca incubandolo gelosamente fino all’esplosione della continuità vera e propria, qui ne abbiamo un esempio concreto e taumaturgico che non lascia scampo a detrazioni di sorta. Il Maestro Zappa Frank torna, e ribadiamo torna, per indicarci - dal suo pianeta “Nientesuonacomecredidisentirlo” – i cinque figliocci “prescelti” ad onorare la sua stirpe in casa nostra; e se per molti ora potrebbero essere ..azzi amari, non sanno che li aspettano anche da rodere pure degli…Ossi Duri!!!
Dal Piemonte l’evoluzione futuribile del jazz-rock si chiama Ossi Duri, band di giovani baldi che hanno trovato – dopo una gavetta di alchimie Zappiane a fortificarne e a tramortirne spirito e tempra - una strada propria, tutta loro, in questa intricata infinita ricerca; arrivano con “Scadenza Perfetta” quarto album della loro carriera e prodotto dalla neonata etichetta LaZaRiMus, un disco di dieci piste che sfuggono, schizzano, rincuorano del miglior jazz-rock iper-contaminato che possa uscire dalla incontinenza “emergente” spintonante.
Una prova discografica che si concede con generosità e professionalità debordante, sempre lucida nell’istinto motorio del concetto dello “sbalordire” per il ricco linguaggio improvvisativo, free, che danza tutt’uno con lo standard. Un concept dal sangue seventies creato nel terzo millennio, che prende ispirazione dall’onirico-surreale drama del cantautore vagabondo Silvano Garrè, di un produttore discografico di musica elettronica, e del Bar Toltevigo della amèna cittadina di Luogo Comune; dunque un bel calibrato di non-sense, deragliamenti surreali, riempiti di progressive, rock, jazz, elettronica disco, pixel di latin-jazz, funky-jazz; e mentre passano le tracce ci si perde tra Elio e Le Storie Tese e Weather Report, Santana, Gong, Curved Air, Al Di Meola, passaggi Davisiani che incrociano i Pentangle a braccetto con Steve Morse e Mike Stern.
L’ingegno e la sensibilità eclettica, da showman di questi Ossi Duri, è potentemente estroversa, proprio come il Grande Frank che ne aveva fatto legge; non da rispettare, ma legge che “puniva” con l’estro del suono e lo sberleffo dello stile la pentagrammatica severa dei bacchettoni della prassi teorica.
“Scadenza Perfetta” è un piccolo esempio dell’esaltazione di ciò, non si nega nulla e quello che fa lo esibisce in ogni dettaglio, in cui ogni musicista da prova di padronanza, di saperci fare alla grande; dettagli e atmosfere che si strizzano all’inverosimile in chicche pregevoli; il ricamo slap solitario di basso funk-jazz (B.u.m.), lo shuflle elettrico che amoreggia con un flauto traverso,sax e legnosità di xilofono nell’epicità (Song for Villa), lo street-blues (Kentuky fried chicken), la techno Krafterwerkiana (Skadance), il pad smooth sofisticatissimo del contrabbasso di un grande ospite del disco, ovvero Furio Di Castri (Sezione del junko), per arrivare al prog che si imbeve di Mex-latinos, quasi un “Soul Sacrifice” sugli acciottolati di Canterbury al bivio per Sausalito.
Ossi Duri veramente, che non battono ciglio mentre ci strattonano nel loro labirinto sonoro; una “Scadenza perfetta” che è un vero passo verso l’esaltazione dei suoni, che diventa apologia piena della trasfigurazione degli stili.
Del resto Zappa lo aveva detto in una lontana intervista al Melody Maker: “….siamo di una razza che non morirà mai, e se poi dovesse succedere, non giocherete mai con le nostre ceneri, rimarranno sempre le nostre ossa dure per ritmare in libertà la nostra musica libera…..”. Detto fatto!!!


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