L’immediatezza è stata ed è il punto forza del loro cosmo prog: “un airbag che ti esplode in faccia”. Non più tuniche bianche e nere e facce pittate come divinità trasparenti da tragedia del teatro greco, ma il loro nuovo empirismo ricontemporaneizzato che strappa e ritesse quella presa scenico-atavica che snobba in grandeur la conta degli anni.
Della “vecchia epopea” rimane solo Lino Vairetti, ma fortificato dalla presenza di David Jackson (ex Van Der Graaf Generator), Tm Stevens al basso e dal violino di David Cross (ex King Crimson), e da una band adrenalinica, nella quale tra l’altro troviamo Lello Brandi e Gianni Leone del Balletto di Bronzo, tutto riprende luce e ricordo che si riaddentra, con aggiornati sguardi, sul vasto territorio “Osanna” seminato circa 40 anni orsono; “Prog Family” è un gran bell’album, che protende in avanti quel rock prog che li contraddistinse – tra le fitte diramazioni di allora – per la mira di andare diretto al messaggio e all’ascoltatore, di farsi capire nell’immediato senza tanti sorvoli o svolazzamenti pindarici. Ed ora, con le dovute distanze anagrafiche e tecnologiche, quel suono, quel trade mark filosofico-popolare torna a lubrificare le sensorialietà indomite in grande stile, rapisce il cuore, e per chi magari non lo avesse conosciuto, porta dove non siete mai stati.
Un disco di tensione e perfezione – specialmente nei folgoranti live set che la band porta in giro per lo stivale - , di ricordi certificati e benesseri sonici, moderno nel riproporre “tappe di storia” senza tempo, che non incespica nella routine del “release”, ma piuttosto riprende un discorso sospeso, una grande “ripetizione” di storia essenziale rivisitata, attenta nel conservare il pathos primario, lungimirante nel fonderlo con la potenza delle nuove esigenze.
Nel basilare, il “pentolone magico” degli Osanna è intatto; sprizzi folk e napoletaneità, rock e poetismo d’avanguardia; vengono ripercorse le pietre miliari di quella che veniva definita “musica d’avanguardia e nuove tendenze” e servite nella freschezza dell’odierno.
Canzoni e melodie prog che caleidoscopizzano i molteplici linguaggi contenuti in dischi come “L’Uomo”, “Suddance”, “Milano calibro 9”, “Palepoli”, “Landscape of Life”, “Città frontale”, e una fugace “Ce vulesse Ce vulesse” dall’album “Taka Boom” del 2001; e che ritornano a dinamicizzare quel pezzo di scena che mancava da tempo, ma ora che è ritornata cambia, sconvolge daccapo quello che non si aspettava mai più.
Una istantanea di passato e presente che si fa sentire, che sbotta e che riconduce un logos, una band alla condizione di crisalide, per riassumere ancora la sua forma definitivamente indefinita, presumibilmente, ancor più splendida.
Sono tornati, Osanna agli Osanna!!
Track List: