06/10/2001 | di Christian Verzeletti
Orlando Cachaito Lopez proviene da una famiglia in cui l’albero genealogico è dominato dal basso, anzi dal contrabbasso: si aggirano intorno alla quarantina i suoi discendenti che si sono dedicati a questo strumento e molti di loro sono stati il cuore pulsante della musica cubana per interi lustri.
Il padre Oreste e lo zio “Cachao” sono stati fondamentali nello sperimentare la fusione dell’improvvisazione jazz con i ritmi afrocubani e Cachaito prosegue proprio su questa strada mescolando la tradizione con la contaminazione.
Quel jazz che negli anni trenta e quaranta rappresentava l’avanguardia per i fratelli Lopez, viene qua rinvigorito con degli estratti di hip hop e dei passaggi che nulla hanno da invidiare ai migliori grooves di Beck e compagnia: la sequenza ininterrotta tra “A gozar el tumbao” e “Cachaito in laboratory” è un mix di funky e scratching che farebbero muovere chiunque.
Già avevo ammirato Cachaito all’opera in “Buena Vista Social Club”, ma non avrei mai immaginato di ritrovarlo con un disco tanto fertile e sperimentale.
Il suo contrabbasso non manca dei dovuti omaggi ai son, ai bolero e ai mambo radicati nella tradizione, ma diventa strabiliante quando scavalca qualsiasi embargo e sconfina nel jazz (“Tumbao no. 5 para Charlie Mingus”) cambiandone i connotati per reimportarlo in patria.
È così che una chitarra elettrica costruisce un tessuto funky, un flauto e un organo Hammond ipnotizzano l’ascolatore, mentre i fiati suonano e godono al ritmo del basso di Cachaito che continua a lavorarsi ogni battuta. Gli strumenti vengono riesplorati portandone le linee melodiche di base fino al limite della tenuta fisica: violini, sax, trombone, tres, trombe trasudano suoni inebriati.
Ma sono i ritmi a stravolgere ogni attesa: percussioni, bonghi, timballi e qualsiasi genere di oggetto possa essere adoperato per battere il tempo. Cuba è da sempre la vera patria del ritmo, dal momento che storicamente è un crogiolo di tempi provenienti dall’Africa e dalle due Americhe, ma qua Cachaito partecipa della storia non ancora scritta. Sicuramente è il suono della forte oralità locale, ma quando entra una tromba che sa di acid-jazz (“Conversacion”) o uno scratch che si struscia tra le percussioni, bisogna inventare nuovi passi e movenze per seguire il tempo di questo crogiolo.
Questo esordio ha una tale complessità di voci e suoni da lasciare senza parole e spiazzare chiunque fosse pronto a coccolarsi qualche altra ballata latinoamericana: le dilatazioni di “Tumbanga”, il tres allucinogeno di “Oracion lucumi”, gli assoli psichedelici di “Anais” stupiscono tanto quanto l’eterna voce di Ibrahim Ferrer.
Se questo è il risultato di anni di embargo, di oppressione e di regime, bisogna davvero ammettere che Castro sull’isola nasconde tuttora laboratori che serbano chissà quali diavolerie. E, fatto ancor più grave su cui la CIA avrà molto da lavorare, dopo Ry Cooder, c´è un poco di buono, identificato come Nick Gold, che continua a trafficare con questi cubani.
Qua c´è sotto qualcosa di grosso.
DISCOGRAFIA ORLANDO CACHAITO LOPEZ:
"ORLANDO CACHAITO LOPEZ"
2001, WORLD CIRCUIT
Track List: