Se la musica del nuovo millennio deve essere la colonna sonora delle integrazioni o delle contaminazioni culturali Omar Sosa, multi strumentista cubano residente ora in Europa, ne è il compositore e l’interprete. La sua carriera solista si sviluppa verso la fine degli anni ’90 ed è proprio nel nuovo secolo che esprime le sue opere più significative. In questo lavoro Omar realizza un suo sogno, quello di lavorare con la maestosità e la bellezza del suono di una grande orchestra. Aiutato nell’impresa da Jacques Morelebuam, violoncellista ed arrangiatore brasiliano di grande fama, Sosa propone una carrellata di brani tratti da lavori pregressi (´Spirit of the Roots´ e ´Afreecanos´) e rielaborati, con l’aggiunta di due inediti in apertura e chiusura. Il carattere sincretico ed universale della sua ispirazione è evidente in tutti i passaggi del lavoro; numerosi sono i riferimenti a divinità della storia Yoruba (Elegba, Changò, Yemaya) e la musica trae chiaro spunto dalle basi religiose africano e afro-americane fondendosi con sostanziosi ingredienti jazz. La presenza dell’ensemble modifica significativamente il profilo dei brano originali, alleggerendo non di poco l’aspetto spirituale e tribale ed aggiungendo precisione, razionalità e corposità. L’esempio principe di questo fatto è ´Luz En El Cielo´, remake di ´Light In The Sky´ pubblicata in ´Afreecanos´; i fiati e l’arrangiamento le conferiscono un aspetto quasi metropolitano, alla ´Caravan´ di Ellington per intenderci, con colori notturni e qualche swing da big band. Anche ´Carambabà´ (da ´Spirito f the Roots´) ha un’evoluzione resa lenta e corposa dagli ottoni con il piano che di conseguenza si dilata su trame prolungate, rimarcando fatti tecnici più che spirituali. Particolarmente felici sono i due inediti posti in apertura e in chiusura del disco; probabilmente il fatto di essere stati concepiti per il lavoro specifico elimina paragoni e soprattutto conferisce loro un’adattabilità superiore al progetto; il ritmo di ´Llegada..´ è evocativo dell’arrivo della divinità mentre la leggerezza quasi mistica della ´Salida…´, giocata su percussioni – piano- violoncello – clarinetto in una combinazione eccellente , rende l’idea del tributo e del saluto finale. Lavoro ineccepibile dal punto di vista tecnico, che riesce anche ad evitare il rischio di barocchismo insito nelle big bands; certamente un tassello diverso ed interessante nel mondo di Sosa. Tuttavia per chi non conoscesse l’artista riteniamo che questo non sia un buon punto di partenza; meglio iniziare da ´Spirit f the Roots´, ´Sentir´, ´Mulatos´ o ´Afreecanos´ per poi partecipare con soddisfazione alla cerimonia.
Track List: