Con il suo ultimo Ceremony Omar Sosa, pianista cubano collocato piuttosto superficialmente nell’agone del jazz ma in realtà musicista a tutto tondo, arrivò nel 2010 ad un punto che ricapitolava in maniera esaustiva e creativa più di un decennio di carriera dedicata ad un mix originale e personale di musica e spiritualità.
Nell’incontro che avemmo l’onore di celebrare in occasione della sua tournée dell’anno scorso Omar ci precisò che, per il prosieguo, aveva in mente progetti più personali, di maggior raccoglimento e valutazione del proprio essere. Questo Calma conferma la traettoria annunciata dal pianista cubano proponendo tredici composizioni originali eseguite al piano senza altri contributi; un momento evidente di concentrazione e riflessione sulla dimensione personale, dedicando le sue creazioni alla moglie, alla madre, ai figli e ad altre persone a lui vicine; in altre parole, un intervallo dedicato agli affetti ed ai valori personali che in definitiva costituiscono il consuntivo più importante di una vita. Se a questo si unisce la passione che Omar ha per il pianismo classico di Chopin, e si ricordano anche le sue precedenti esperienze di pianismo solo come Aleatoric EFX, non si può restare sorpresi dall’evoluzione che Sosa propone con questo lavoro.
Il disco è eseguito completamente in solo e pare un dialogo con se stesso o con le persone e le dimensioni che Omar ha davanti a sé mentre suona; la sensazione è che l’artista componga una frase dopo la precedente, come quando si parla con un’idea in testa e le parole escono sulla scorta dei proprio intenti, logiche ma in qualche modo improvvisate. Il canone estetico va da una certa ambient colta alla classica europea, complice l’essenziale assetto strumentale che evoca automaticamente questi riferimenti.; la mano destra disegna le calme melodie, i fraseggi del dialogo, mentre la mano sinistra più che accompagnare rintocca i momenti di pausa, chiude con cadenze prolungate che lasciano spazio a pause utili per meditare. Le composizioni non risultano complesse anche se le scelte armoniche sono tutt’altro che banali; la registrazione in diretta e i sentimenti a sostegno delle composizioni conferiscono al lavoro un carattere di spontaneità immediata e diremmo quasi travolgente, quasi un ossimoro con il titolo e le dinamiche del disco.
Innocence, dedicato al figlio Lonious, o il bellissimo Dance of Reflection, dedicato alla figlia Iyade, o ancor più lo struggente Madre, sono i momenti in cui risalta maggiormente la vena espressiva del disco, forse per l’intensità che l’amore per i congiunti invariabilmente genera; tuttavia non sono momenti di retorica sentimentale, le trame evocano la musica europea impressionista dell’inizio secolo coniugata con la miglior new age dei tempi nostri, sviluppata non certo per arredare o rilassare ma per comunicare con la mente e con il cuore.
Probabilmente non ci troviamo davanti ad un capolavoro ma sicuramente si tratta di un momento significativo dell’essere uomo di Omar; l’ascolto pertanto ci riporta a questa dimensione e ci aiuta a non dimenticare che molti valori vengono prima dei fatti economici. Utilissimo ai giorni nostri.
Track List: