Tra i tanti gruppi che spuntano regolarmente dal suolo fertile dell’american music ci sono anche gli Ollabelle.
Il quintetto dovrebbe essere una delle formazioni di spicco di quel movimento tornato in auge negli ultimi anni con l’intenzione di ridare valore alle radici e alla tradizione: basti dire che il loro esordio era pubblicato dalla label di T-Bone Burnett che per primo li aveva notati (a lui si deve non a caso la scintilla scattata con la colonna sonora “Fratello deve sei?”). In “Riverside Battle Songs” c’è ancora lo zampino di Burnett, che si fa carico dei mixaggi, e soprattutto quello di Larry Campbell, polistrumentista tra le tante cose già alla corte di Dylan.
Questi grandi nomi sono garanzia di una qualità e di un suono che gli Ollabelle non smentiscono: country, folk, spruzzate di gospel, di spiritual e qualche tocco di blues, tutto proposto con gusto e perizia, con un suono fresco e allo stesso tempo anticato quanto basta.
La band è (relativamente) giovane e l’aiuto degli ospiti è determinante, soprattutto quello di Campbell che suona di tutto dalle chitarre alla steel, dal fiddle al piano, dal banjo al cittern. Rispetto al precedente disco del 2004 c’è meno blues e ci sono più ballate dai dolci sapori roots, ma soprattutto ci sono meno cover in scaletta e questo sembrerebbe un fattore di buon auspicio per la crescita del gruppo.
Se da una parte il pregio della band è quello scavare e riportare alla luce il gusto profondo della musica tradizonale con tanto di mandola, dobro, chitarre acustiche, percussioni e fisarmonica, dall’altra il limite sta in una personalità non ancora definita, vuoi per l’alternanza delle voci (tutti e cinque i membri cantano a turno o insieme), vuoi per una scrittura propria non ancora del tutto sviluppata.
Il disco è più che gradevole e raggiunge livelli d’eccellenza in “See line woman”, con le chitarre che danzano attorno ad un blues di Nina Simone, e in “Northern star”, una ballata crepuscolare di grande effetto. Altrove però risultano fin troppo evidenti quelli che sono i punti di riferimento del gruppo, soprattutto The Band a cui rimandano esplicitamente “Blue Northern lights”, “Reach for love” e “Last lullaby” (Amy Helm è figlia di Levon e qualcosa vorrà dire).
Ad ogni traccia si possono comunque gustare profumi genuini (a tratti delicati e carezzevoli), portati giù dagli Appalachi e distesi sul letto di un fiume diretto a Sud. Le interpretazioni godono di diverse sfumature senza saltare da un genere all’altro, proprio perché attingono ad un unico limaccioso fondo. A questo proposito sarebbe auspicabile che gli Ollabelle restringessero il ventaglio delle loro voci, magari solo alle due femminili: ciò potrebbe conferire al progetto una maggior unità, indispensabile per andare oltre un apprezzabile lavoro di ricerca e di interpretazione.
Track List: