C’era attesa per questa nuova uscita degli Okkervil River, una delle poche band capace di mettere d’accordo appassionati rock e indie. Ci si aspettava un altro bel passo avanti dopo quel “Black sheep boy” che sulla distanza si è rivelato uno dei dischi più consistenti degli ultimi tempi guadagnando forza soprattutto dal vivo.
E proprio dal lungo tour che ha portato ripetutamente Will Sheff e compagni anche nel nostro paese è nato “The stage names”, una raccolta di pezzi scritti tra una data e l’altra, ma non semplicemente on the road come si è abituati per molti dischi rock: gli Okkervil River propongono piuttosto la loro visione di un mondo sempre più decaduto, quello dell’intrattenimento.
E lo fanno con tutti i crismi di una rock-band sempre più lucida, sempre più amalgamata in tutte le sue componenti dal rock sporco che richiama i Faces al soul e all’r&b che sfiorano la Motown passando per un pop ansioso che cita Brian Wilson e per un folk che se ne sta sul fondo umido di un suono tra i più fertili e riconoscibili dei “nuovi” gruppi.
“The stage names” è un disco organico e, se non è una novità la capacità di Will Sheff di assemblare le sue canzoni in un unico plot, quello che colpisce è la capacità degli Okkervil di suonare classici ed omogenei, come si suol dire maturi, completi.
Meno enfatica di “Down the river of golden dreams” e meno sofferente di “Black sheep boy”, questa raccolta è una sorta di fiction che mescola l’approccio colto di Sheff con le immagini più trash della vita in tour: insegne che ciondolano pericolanti da hotel fatiscenti, ricordi di attrici porno, poeti suicidi, televisori e stereo sempre accesi, incontri in backstage che si sovrappongono come flash per poi evaporare in un’ansia che lascia il cuore a palpitare dietro alle proprie illusioni, dietro ai sogni di un mondo musicale ormai morente.
“What gives this mess some grace?” si chiede Will Sheff in “Unless it’s kicks”: “Che cosa ci salva da questa merda?”. La risposta viene da canzoni che si alzano, che pulsano di uno slancio rock e di arrangiamenti ricchi di chitarre, tastiere, ma anche fiati, archi, xylofono, percussioni, vocals, claphand, tutto quanto possa contribuire a far spiccare in modo sempre più particolareggiato la voce di Will Sheff e la forza corale della band intera.
Andrebbero citati tutti i titoli, dai pezzi più entusiasmanti a quei due gioiellini che sono “Savannah smiles” e “Plus ones”, quest’ultima una sorta di gioco da prestigiatore con i numeri di noti titoli pop (Paul Simon, R.E.M., Byrds, Primal Scream, Zombies, Nena ecc.).
Invece delle solite creature mostruose, stavolta in copertina c’è una mano protesa per non affogare nelle acque di un fiume torbido. Potete prenderla ad occhi chiusi: gli Okkervil River non vi tireranno giù.
Track List: