Okkervil River - Down the river of golden dreams

Okkervil River

Down the river of golden dreams

2003 - JAGJAGUWAR

02/09/2004  |  di Christian Verzeletti

Già avevano pubblicato in precedenza un paio di cd e già avevano partecipato al South by The Southwest, ma non dovevano essere in molti ad aspettarsi un simile salto in avanti da parte degli Okkervil River.
Con questo loro terzo disco, gli Okkervil River hanno compiuto un balzo che ricorda quelli del gatto con gli stivali, capace di oltrepassare un fiume con un solo passo. Non so quanti efffettivamente si ricordino di questa impresa: la stampa specializzata ne ha anche dato notizia, ma l’impressione è che non sia stata registrata negli annali degli appassionati per quello che è il suo reale valore, rischiando di perdersi a piè di pagina o di passare inosservata nella quantità di bands continuamente scoperte.
“Down the river of golden dreams” è in circolazione dall’anno scorso e noi ancora ce lo tiriamo dietro, come merita: non un peso, ma un contenitore di oggetti ben levigati, leggeri, ognuno con un suo mondo dentro, proveniente da una di quelle favole che ascoltavamo da bambini e che coltivavamo dentro per interi mesi.
Gli Okkervil River sono dei giovani folletti americani: ormai trasferiti in Texas, hanno mantenuto lo spirito libero delle creature dei boschi della loro terra, il New Hampshire. Non sono una jam-band, non meritano di essere rinchiusi nell’alt-country, né tantomeno di vagare nel limbo dell’indie. Provate a prendere i personaggi de “Il mago di Oz” e ad inserirli nelle categorie della letteratura: ci stanno, ma perdono il loro fascino, appassiscono come delle piante sradicate. Così gli Okkervil River, che sanno però sciogliere la letteratura nel loro ambiente magico.
Ogni canzone è un cerchio sull’acqua: una sinfonia, aperta con la caduta di una goccia, scoperta con movimenti aggraziati e poi svolta partecipando ad un ampio flusso. Più che discendere la stessa corrente degli American Music Club, dei Bright Eyes e dei Songs: Ohia, gli Okkervil River affiancano la loro a quelle già esistenti, sublimandola con un pop cameristico che gli Wilco dovrebbero invidiare.
Il fiume dei sogni dorati si naviga senza fretta, avendo cura di ogni colpo di remo, per non muovere troppo le acque, perché sul fondo si celano creature affascinanti, molto timide. Bisogna sporgere le orecchie per intravederle: le tastiere di Jonathan Meiburg (piano, hammond, mellotron, Fender rhodes, wurlitzer) evitano i soliti strappi di ritornelli e crescendi. Fiati, archi e soprattutto la voce di Will Sheff, si sollevano appena, con cautela, eppure arrivano a risalire la superficie in modo drammatico.
I mostri della guerra, della morte, dell’amore perduto non mancano di comparire con tentacoli e lunghe ombre, ma non intaccano la limpidezza delle acque. Anche la scrittura di Sheff risale il suo corso attraverso l’inconscio, la storia e il quotidiano, con brividi silenziosi.
Il viaggio si chiude con “Seas too far to reach”, con il mare che è ancora lontano: giusto così, perché non bisogna stancarsi di percorrere in lungo e in largo il fiume dei sogni dorati. Anche se ogni volta è un’impresa.


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Track List:

  • Down the River of Golden Dreams|
  • It Ends with a Fall|
  • For the Enemy|
  • Blanket and Crib|
  • The War Criminal Rises and Speaks|
  • The Velocity of Saul at the Time of His Conversion|
  • Dead Faces|
  • Maine Island Lovers|
  • Song About a Star|
  • Yellow|
  • Seas Too Far to Reach

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