02/03/2006 | di Christian Verzeletti
Quello degli Okkervil River è un percorso che ad ogni tappa, piccola o grande che sia, rivela particolari non di poco conto. Questa minuziosa ricchezza rende la band di Will Sheff una delle più interessanti cresciute ultimamente sul territorio americano: dischi come “Down the river of golden dreams” e “Black sheep boy” hanno contribuito a creare un suono in progressiva (e non ancora compiuta) definizione.
Come recita il titolo, questo Ep è un appendice a quel “Black sheep boy” portato in tour l’estate scorsa. Il cd ha un suo senso, che lo rende qualcosa di più di uno sfizio per fans.
Si tratta di sette tracce che completano il discorso lasciato sospeso nell’album: il profumo ambiguo di quel “garden sweetly smelling” torna a rivelare un’identità esclusa e corrotta dal mondo, che solo nei sogni e nel ricordo dell’infanzia trova una purezza autentica. Allo stesso modo le radici del rock e del pop vengono coltivate dando vita ad un suono che, complice anche la concisione del dischetto, sembra sempre più vicino alla giusta maturazione.
La cover di Tim Hardin che intitolava l’intero album riappare idealmente in “Black sheep boy #4”, quasi a confermare che proprio quel pezzo è stato punto di partenza e simbolo del lavoro svolto.
Dopo l’introduzione grave di “Missing children” e l’incalzare di “No key, no plan” arrivano tre pezzi forti ripescati dalle sessions dell’album: con tanto di steel, armonica e tocchi di wurlitzer, “Black sheep boy #4” è un esempio di come gli Okkervil River siano capaci di interpretazioni tutt’altro che gracili, mai piegate su sé stesse. “Another radio song” ha invece un attacco più rock che sale sulle keyboards e sulla voce di Sheff infettata e melodica, mentre “Last love song for now” si riallaccia all’iniziale “Missing children” e chiude il cerchio in modo corale appoggiandosi sulla tromba e su un battimano.
Come è ormai nelle caratteristiche della band, la grafica del cd rappresenta l’ambiente delle canzoni puntualizzandone l’immaginario: un luogo che ha tutti i connotati di un’oscura foresta, in cui le creature dei sogni affrontano quelle della realtà rischiando di perdersi a vicenda (“kids get lost / blacker things go following them into a path of forest”).
Gli Okkervil River si dimostrano dei nuovi piccoli maestri nell’immaginare e forgiare a loro piacimento le forme del rock e del pop americano.
Track List: