Ok Go - Of The Blue Colour Of The Sky

Ok Go

Of The Blue Colour Of The Sky

2010 - Capitol

17/02/2010  |  di Ambrosia J. S. Imbornone

Quando la band di Chicago si fece notare per il divertente video low-budget di 'A Million Ways', primo singolo di 'Oh No!' (2005), immediatamente depositò negli occhi degli spettatori l’immagine di una band fortemente autoironica. Anche vedendo le improbabili coreografie ginniche del coloratissimo e ben più curato video di 'WTF?', singolo pubblicato lo scorso novembre ad anticipare l’uscita di questo terzo lavoro, resterebbe il dubbio che la band di Damian Kulash voglia soprattutto divertire e divertirsi e faccia poco sul serio. Ma la musica è cambiata. I falsetti funky della stessa 'WTF?' o di 'End Love', che palesemente strizzano l’occhio a Prince, gettano immediatamente un’ombra ambigua sulle canzoni, le velano di una malinconia che lascia un sapore agrodolce in bocca. Il titolo del disco d’altronde è quello di un trattato del 1876 sui presunti effetti benefici e curativi della luce blu: come a dire che l’album è una riflessione su come uscire dal dolore o illudersi di potersene liberare. E blu era d’altronde il vero colore del cielo in un altro mondo in cui 'there was no end to things, everything was warm and everyone would love' nella favola elettronica à la Daft Punk 'Before the Earth Was Round'. Nell’album troviamo sonorità eteree, dolorosamente space, come se misurassero il vuoto che fende le storie narrate brano dopo brano, il freddo di quella falsa perfezione di vetro che nel crescendo ossessivo di distorsioni della splendida 'In the Glass' si spera che possa sciogliere una pioggia liberatoria, ma troviamo anche le spire avvolgenti di una ritmica cupa e fascinosa, che àncora i brani alla fisicità del loro incedere trascinante. Quest’ultimo è segno della seconda anima della band, quella più appariscente e vistosa che cerca un motivo per atteggiare le labbra a sorriso e per incitare l’ascoltatore a lasciarsi scorrere addosso ciò che fa male, ad abbandonarsi al fluire della vita e alla seduzione del ritmo. Così si combatte istintivamente e ostinatamente per credere in un po’ di sano ottimismo tra i tocchi di tastiera, i cori e le pause di 'This Too Shall Pass', nella solarità trasparente che illumina l’oscurità suadente del groove in 'All Is Not Lost' o nel pop dancy scatenato di 'White Knuckles', mentre si scopre finalmente che la felicità era a portata di mano tra gli indugi strumentali tra blues e soul di 'Skyscrapers'. Ma l’amore diventa ossessione dolorosa nella disco-song 'I Want You So Bad I Can’t Breathe'; invece 'While You Were Asleep', una ballata che fa scintillare una pioggia di synths struggenti e spettrali tra cenni blues, cela una preghiera dolorosa alla ricerca d’amore, mentre 'Last Leaf' è il brano voce e chitarra, volutamente lo-fi, che non ti aspetteresti in un disco della band: con la sua essenzialità sonora ben disegna la semplicità dell’amore come attesa infinita. Le chitarre distorte danno infine un sapore più corposo e indie-rock a brani come 'Needing/Getting', bilancio amaro che da un tentativo di fuga nel cinismo sfocia in una coda strumentale pensosa tra arpeggi e campionamenti. Insomma questi ragazzi te li aspetteresti scanzonati e leggeri e in questo disco, prodotto da Dave Fridmann (Mercury Rev, The Flaming Lips, MGMT, ecc.), li applaudi con sorpresa come intensi messaggeri di malinconia. Con la fiducia però di poterla superare. Grazie alla luce blu?


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Track List:

  • WTF?
  • THIS TOO SHALL PASS
  • ALL IS NOT LOST
  • NEEDING/GETTING
  • SKYSCRAPERS
  • WHITE KNUCKLES
  • I WANT YOU SO BAD I CAN´T BREATHE
  • END LOVE
  • BEFORE THE EARTH WAS ROUND
  • LAST LEAF
  • BACK FROM KATHMANDU
  • WHILE YOU WERE ASLEEP
  • IN THE GLASS

Ok Go