03/07/2007 | di Antonio Avalle
Strano personaggio Odell Harris, uno di quelli che incontri per caso e con cui puoi condividere una serata, suonarci insieme e poi vederlo svanire nel nulla con un bel “arrivederci”.
In fondo pare sia andata proprio così durante le sessioni di questo album di cui lo stesso titolo, rafforzato dalla scritta “MISSING”, ironizza questo curioso aspetto. Qualche notizia ci viene fornita dalla giovane casa discografica la “Broke & Hungry” che aveva raccolto lo scorso anno consensi tra gli appassionati di blues con la pubblicazione del buon “Back To Betonia” di Jimmy “Duck” Holmes, per la piccola etichetta l’inizio di una valida produzione proseguita poi con il cd di Odell Harris prima che la Fat Possum records riuscisse a scovarlo. Pare che Odell Harris, al suo esordio discografico, abbia sessantasei anni e provenga dalle colline del Nord del Mississippi, per certo la sua musica mostra forme rudimentali riconducibili ad artisti come R.L.Burnside e Junior Kimbrough (di cui riprende liberamente “All Night Long”), sonorità crude, spoglie, filtrate su un cantato raggrinzito e quasi parlato, poco più che legato alle poche note suonate, ai pochi accordi, o meglio disaccordi, della sua chitarra elettrica, semplici peculiarità che rendono “Searching For Odell Harris” un lavoro godibile dal sapore primitivo e libero.
A supporto di Harris compaiono due nativi del Mississippi: Bill Abel alla chitarra (nel giro di David “Honeyboy„ Edwards e Henry Townsend al Sam Carr e Big George Brock) e Steve Lightnin´ Malcolm, basso e batteria (già con Jimbo Mathus, T- Ford, Cedell Davis, Robert Belfour e Jimmy “Duck„ Holmes).
Una raccolta di cover, alcune più convincenti (“On Your Way Fishing”) altre un po’ meno (“Train I Ride” di Fred Mc Dowell), essenziale con tanto di falsetto la versione di “44 Blues” (di Roosevelt Sykes), secche le riletture in solitudine di “Sitting On Top Of The World” e “Laughing To Keep From Crying”; solo due i brani autografi, tra l’altro strumentali (piace “Hill Funk”), riletture in cui è forte l’istinto blues rapportabile a quello di un Paul “Wine” Jones con minore impeto e ad un T-Model Ford meno energico.
Probabilmente Odell Harris starà suonando spensierato in qualche perso juke joint, ignorando che qualcuno nel mondo stia ascoltando il suo album e lo stia cercando (www.brokeandhungryrecords.com).
Track List: