Oasis - Dig out your soul

Oasis

Dig out your soul

2008 - Lab-Sony

26/10/2008  |  di Massimo Sannella

Erano alla ricerca di una buona ripartenza dopo il diluvio di carte bollate, citazioni legali e cause intentate alla Emi per via della pubblicazione coatta da parte di quest’ultima della raccolta antologica “Stop the clocks” nel 2006. Non che questo faccia tanto scalpore, dal momento che i Gallagher bros, nell’arco della loro quindicinale carriera, ci hanno abituato a ben più gravi “gossip maneschi”, ma in questi due anni di pausa in casa Oasis è tornata l’intesa creativa, ma principalmente la retrospettiva di un suono vintage inaspettato. “Dig Out Your Soul” , settimo album della rissosa band di Manchester, non delude, anzi, con la sua inversione ad U in picchiata sui Seventies English sounds d’appannaggio degli Stones, Beatles, Small Faces e I Who, tende come una corda d’arco in plus valore, la parabola, la telenovela in costante ascesa – nonostante il tempo tiranno – di questi ex-teppisti evoluzionisti del brit-rockpop. Noel e Liam mettono da parte il loro gigionesco fanfaronismo e la tracotanza da bulli impenitenti, per assumere – dietro la loro prestanza indiscutibile – la fisiognomica adulterazione dell’estatico che immergono in undici piste-bazar; undici piste in cui luccica tutta quella chincaglierìa rock-freak pregna di lisergìa e petali di flower power, istigata da chitarre robuste ferrose e ammansita da pennellate di Carnaby Street. Senza dubbio un album che si farà nemici giurati nel parterre degli ammiratori ortodossi della band, ma i Brothers Gallagher non fanno una piega, proseguono sulla loro “winding road”, anche “perché credo che non abbiamo più niente da dimostrare a nessuno, e per questo oggi pensiamo solo alla nostra musica e a essere leali con le nostre esplorazioni sonore; non vogliamo più preoccuparci di mantenere il suono Oasis in sintonia con le tendenze del momento. Per fare questo bastano le boy band, Noel Gallagher”. Detto questo, pari siamo e allora riviviamo questi “benedetti” anni settanta con l’ipnotismo sussultante di “(get off your) High Horse Lady” e “Waiting for the raptures”, il raga Shankariano che si insinua nel march moving di “To be where there’s life” nelle cui sottotracce si intravede il Macca o addirittura i Fab Four al completo nella slow ballad “I,m outta time”. Ma c’è anche la parte tosta di quegli anni di ingovernabile fantasia musicale; l’hard-blues dirompente di “The nature of reality” e “Bag it up” che rilascia inconfondibili essenze di Cream, Tim Bogart, Carmine Appice e Jeff Beck, e le spigolosità garage di “Aint’t go nothin’ ”. Gli Oasis stupiscono ad oltranza, per le emozioni amplificate che ancora sanno dare con questo “Dig Out Your Soul”; erano alla ricerca di una buona ripartenza dopo due anni di fermo biologico, e mai come ora sono emersi con la bellezza dell’onestà di cambiare aria , con la consueta faccia tosta di una band, che sebbene ancora agli antipodi della pensione, è già – da tempo per la verità – un classico di riferimento e un diktat nel fianco di ogni major. Qualità sempre altissima in “quel di Manchester”.


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Track List:

  • Bag it up|
  • The turning|
  • Waiting for the rapture|
  • The shock of the Lightning|
  • I’m outta time|
  • (Get off your) High horse lady|
  • Falling down|
  • To be where there’s life|
  • Ain’t got nothin’|
  • The nature of reality|
  • Soldier on

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