Solo  flight<small></small>
− Italiana, Jazz

Nutrio

Solo flight

2007 - Drycastle records
19/07/2007 - di
Come già accaduto con l’ascolto dell’ultimo lavoro di Walter Beltrami, si avverte nel jazz italiano una voglia di sperimentazione eterea e sospesa, ben piantata nella tradizione ma con lo sguardo rivolto alle sonorità più audaci in circolazione. Non sorprenda quindi di avvertire nell’ultimo lavoro del chitarrista Giulio Stracciati, (alle spalle una lunga carriera costellata da ben dieci album) con ragione sociale Nutrio, echi di Bop, colonne sonore, jam blueseggianti e dissonanze minimali in punta di twang.
Sostenuto dalla versatile sezione ritmica formata da Silivia Bolognesi al basso ed Ettore Bonafé alle percussioni, Stracciati si lancia in brani originali e cover in perenne equilibrio tra ricerca melodica e improvvisazione. Tra le canzoni non autografe spiccano una “Alfie” di Burt Bucharach, che da zuccherino pop da cameretta viene trasformato in un virtuosistico dialogo tra chitarr acustica e percussioni orientaleggianti, e la monkiana “Well you needn’t” che parte fumosa e ambigua come una outtake mingusiana dei ’70, e poi spicca il volo con veloci ed eleganti fraseggi boppistici da cui emerge il famosissimo riff. Insomma nulla da invidiare a ben più blasonati colleghi esteri che si sono cimentati in imprese simili (si veda il lavoro di Elliott Sharp dedicato “The Shere”).
A mio parere risultano trascurabili invece i momenti di maggior afflato melodico dove fa capolino una certa indulgenza nei suoni e nelle soluzioni fortunatamente stemperata da momenti di puro divertimento, come nella ripresa del tema “La Cucaracha” o nell’iniziale “Wild boy”, infuriato western swing che mette a braccetto Mark Knopfler (per l’attacco iniziale) e Marc Ribot (per le originali derive blues che si intravedono tra le righe della parte centrale) con la benedizione di una risoluzione melodica finale obliqua e originale che chiarisce in partenza una certa passione/devozione verso l’autore di “Straight no Chaser”.
Una menzione particolare va però al brano che da titolo alla raccolta; non me ne voglia il nostro ma avremmo preferito che l’intero lavoro vantasse il coraggio di questo brano: 4 minuti e mezzo di chitarre rumoristiche e sospese, percussioni tribali ma sottilmente avvolgenti e un basso che sorregge il tutto con stop & go micidiali, secco e potente come uno schiacciasassi.
Affrettatevi a gustarvelo prima che qualche sciagurato lo definisca “post jazz”!

Track List

  • Wild boy|
  • Boccamara|
  • Vamp|
  • Love Affair|
  • Heartless|
  • Alfie|
  • Cucharacha Bumbum|
  • Solo flight|
  • Un uomo, una donna|
  • Gattarella|
  • Well you needn’t