The best of<small></small>
Emergenti

Nobraino

The best of

2006 - Acanto / Self
17/01/2007 - di
Avevamo conosciuto i Nobraino con il loro primo demo, “Pressapochismi”, e soprattutto con un pezzo, “Cecilia”, che da solo valeva l’ascolto.
Da allora questi ragazzi romagnoli hanno fatto incetta di concorsi, passaggi in radio e aperture a concerti di un certo livello, ricevendo anche numerosi premi, tra cui quello come miglior album indipendente del 2006 al M.E.I. Da allora però a parte il grado di esposizione non sembra essere cambiato molto per i Nobraino: loro continuano a fare musica in modo irriverente, anche un po’ sborone, passateci il termine.
Già il titolo di questo loro esordio, “The best of” è indice di un approccio a dir poco ironico che trova conferma in un suono sfrontato, capace di frullare quanto sia passato dalle parti della musica italiana negli ultimi vent’anni. Da buoni frequentatori della riviera, questi ragazzi originari di Riccione shakerano il rock con la musica leggera, il funk con la canzone d’autore, il reggae con il punk e quant’altro ottenendo una miscela da consumare in fretta, possibilmente con ghiaccio vista l’energia con cui il composto viene servito.
L’obiettivo è quello di offrire un disco fruibile e vivace: capitanati dalla voce di Lorenzo Kruger, i quattro hanno un atteggiamento alticcio e altezzoso nel tentativo di non perdere un colpo. Come nel precedente demo però ci sono degli alti e bassi, complici alcuni sbalzi e carichi eccessivi portati sulle canzoni.
I Nobraino sfruttano i clichè del rock e della musica leggera spingendo sulle chitarre e sul ritmo in modo molto radiofonico. Relegano così in secondo piano le loro qualità autorali: i pezzi si susseguono veloci e gli arrangiamenti più grossolani tendono a coprire alcune sfumature interessanti come l’uso del banjo.
L’inizio non è male: “Partì per l’America” e “Cecilia” marciano tra il ridente e il drammatico complici una tromba e una fisarmonica. Qua la carica del gruppo trova quel minimo di equilibrio che pezzo dopo pezzo viene a mancare nel resto del disco: se alcuni pezzi suonano derivativi, da De Andrè a Buscaglione via Bennato e altri cantautori, ”Piena gioventù” e “Le leggi del mercato universale” girano invece troppo leggere su un simil-rap alla Cristicchi o alla Bersani.
Kruger e soci dimostrano di saper suonare, ma finiscono sempre per concedere le loro canzoni con facilità: a forza di pigiare sull’acceleratore e sui luoghi comuni guadagnano in impatto da una parte e perdono in profondità dall’altra. Chiudono il disco da buoni festaioli battendo con un paio di pezzi che portano anche qualche richiamo balcanico.
Noi rimaniamo convinti che i Nobraino potranno dare il loro meglio per un vero “best of” solo quando si decideranno a crescere. Per ora sembra che vogliano continuare a divertirsi e a spendersi il più possibile.

Track List

  • Partì per l’America|Cecilia|Piena gioventù|Domenical clichè|I signori della corte|Il giro del mondo senza di te|Strano e inaffidabile|Nano e calvo|Marylou|Le leggi del mercato universale|Spider italiana|Zumpapà

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