Il boom di popolarità per i Negramaro, che pure avevano già alle spalle un bel disco rock omonimo del 2003, reinciso sotto la guida di Corrado Rustici e ristampato nel 2004, è arrivato grazie alla partecipazione al festival di Sanremo.
La formula è collaudata e di sicuro effetto: il disco, prodotto e arrangiato nuovamente con Rustici, ha un impianto pop-rock robusto e interessante. Per il rock i modelli evidenti vocali e sonori restano Muse e Radiohead, contaminati con una blanda, inconscia influenza dei rocker italiani campioni di vendite. La tentazione dello scivolamento nel pop lusinga qua e là la band in questo nuovo album, però la qualità non viene sacrificata sull’altare della commercialità.
Lo dimostra innanzi tutto il grande lavoro del frontman Giuliano Sangiorgi, autore dei testi e della musica di tutte le canzoni dei Negramaro. Il suo cantato è sempre lodevole, per estensione, acuti, splendidi vocalizzi, in evidenza specialmente nell’ottimo brano d’apertura “Nella mia stanza” e nel finale del pezzo di chiusura, l’intensa “Solo per te”, in cui lo stesso Sangiorgi si cimenta al pianoforte, mentre la tromba di Paolo Fresu apporta un tocco classico, quasi jazzato, molto elegante e gentile. La voce di Giuliano non solo sa emozionare ed accarezzare, ma nelle canzoni più rock sa farsi anche aggressiva, incisiva, graffiante, come meritano canzoni intrise di malinconia, che oscillano nei temi tra delusione rabbiosa e romanticismo struggente.
La versificazione di Sangiorgi si è fatta nel tempo più elaborata e personale, mentre la musica non gioca mai la carta di una facile orecchiabilità, ricercando melodie e ritmi che al primo ascolto possono pure essere fulminanti nel caso dei pezzi più tirati come “Musa (stanca di essere)” e “I miei robot”, ma richiedono sempre ascolti attenti per essere assimilati e valutati correttamente.
Sarebbe sbagliato tuttavia pensare ai Negramaro come a una “one-man-band”; è il lavoro di tutti i validi musicisti del sestetto che sta creando progressivamente uno stile targato Negramaro, che si evidenzia anche nella cover de “L’immensità” di Don Backy, scomposta e ricomposta per diventare un brano pulsante di un dolore lancinante ma anche vibrante di speranza. L’originalità musicale del gruppo va cercata soprattutto nei cambi di ritmo, nei rulli di batteria, nelle progressioni ritmiche di Ermanno Carlà (basso) e Danilo Tasco (batteria), nella marcia delle strofe di “Mentre tutto scorre”, il pezzo sanremese che dà il titolo al disco, nel suo tagliente momento parlato, nelle venature ska-punk della pungente “Scomoda-mente”.
L’anima gentile della band pugliese si dispiega invece ad esempio in “Solo3min”, una ballata indie dalla delicata tessitura acustica, impreziosita dal piano di Andrea Mariano, che in “Estate” rievoca le atmosfere dei Coldplay.
Importanti nell’impasto sonoro del disco si rivelano le chitarre di Emanuele Spedicato, di Sangiorgi e dello stesso Corrado Rustici; da menzionare è l’intro di “Nuvole e lenzuola”, in cui gli archi arrangiati dai Negramaro fanno da contrappunto all’energico riff di chitarra elettrica. Grazie ai samples di Andrea “Pupillo” De Rocco anche un’elettronica mai invadente arricchisce un disco al passo con i tempi, per una band che, partita dal leccese e approdata nella fucina di Caterina Caselli, promette di fare parecchia strada, innanzi tutto in tournèe.
Track List: