My Morning Jacket - Circuital

My Morning Jacket

Circuital

2011 - Ato

Americana Roots jam band

09/01/2012  |  di Paolo Ronchetti

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  Mamma mia che brutta copertina! È il primo pensiero che viene alla mente guardandola in questi mesi sulle riviste specializzate e, subito dopo, tra le mie sempre fameliche mani. Cd inizialmente tiepido per le mie orecchie, come spesso succede quando si ha a che fare con album attesi. I primi ascolti non avevano dato, infatti, grande soddisfazione e l’album stava per finire nel limbo dei dischi da riascoltare “più avanti”; una “second chance” se si avesse avuto tempo e voglia. Devo sinceramente ringraziare le poche righe estive di Nicola Gervasini sul settimanale Film Tv se questo Circuital ha cambiato direzione e si è guadagnato, crescendo ascolto dopo ascolto, uno dei posti più alti tra i dischi usciti quest’anno.

  Album registrato quasi live, Circuital restituisce sempre il piacere del suonare sorretto da una vena compositiva che forse non è stata mai così alta per la band del Kentucky, tra scarti vagamente Prog,  l’attitudine da Jam Band e un’idea compositiva e di suono così “alternative USA” (Wilco e Flaming Lips per dare vaghissimi riferimenti).

  Si inizia con la splendida accoppiata Victory Dance/Circuital e la storia del rock, e le nostre attente orecchie, ringraziano per i graditi omaggi. C’è voglia di suonare, un suono definito nella sua sporca pulizia: mai brillante ma vagamente vintage, quasi analogico. Questa sensazione ci accompagnerà, dalla successiva The Day Is Coming, per tutti i 45 minuti del disco e si farà aggiunta emozionale quando si passerà alla leggerezza di You Wanna Freak Out (capace comunque di inspessire il suono nella seconda parte del brano) o al rock poderoso di First Light.

  Da segnalare naturalmente la bellissima Holdin On To Black Metal, brano di origine e declinazione prog, e, a suo modo, imparentata con un famoso riffone dei peggiori Yes, ma con cori femminili che regalano sorrisi e piccole bizzarrie vocali che si fanno notare.

  Ma è nelle ballate, il delicato walzer conclusivo di Movin Away e in Wonderful (The Way I Feel), che il disco vola a livelli altissimi. La voce è “vera” in tutte le sue piccole imperfezioni e, soprattutto nella delicata e piena di speranza Wonderful (brano dell’anno?), restituisce in pieno l’emozione ascolto dopo ascolto.

  La cura dei particolari è importante e ognuno la declina in modo diverso. In Italia probabilmente nessuno avrebbe tenuto buona la traccia vocale del primo ritornello di Wonderful, quando la voce di Yim Yames si spezza quasi commossa al primo “wonderful” e al quarto non tiene il respiro accorciando la caduta della nota. Come succede ai grandi è l’errore, il difetto, che da emozione (se ci si crede e lo si sa usare). La cura dei particolari è anche porgere l’errore su un piatto d’argento e farlo diventare poesia. Grande disco!

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Track List:

  • Victory Dance
  • Circuital
  • The Day is Coming
  • Wonderful (The Way I Feel)
  • Outta My System
  • Holdin On To Black Metal
  • First Light
  • You Wanna Freak Out
  • Slow Slow Tune
  • Movin Away

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