Motorpsycho - Little lucid moment

Motorpsycho

Little lucid moment

2008 - Stickman Records

20/05/2008  |  di Vito Sartor

Esattamente due anni fa avevamo lasciato i Motorpsycho con un disco all’insegna del rock: era un doppio album in cui la band norvegese recuperava la propria matrice dura puntando decisamente sulla quantità con una carrellata di ben diciassette brani.
Oggi si segue il processo inverso, non più un doppio album ma un unico sermone psichedelico di circa un’ora, diviso per quattro tracce, neanche troppo separate tra loro come ci dimostra la Suite d’apertura a sua volta divisa in quattro capitoli concettuali: la logorrea del trio si è felicemente trasferita all’interno di un mini album (se osiamo considerarlo tale), nel quale la dea psichedelica viene invocata ed evocata senza mezze misure.
La coppia storica di Trondheim ormai la conosciamo bene: il loro atteggiamento sfrontato si è trasformato in cattiveria naif ed anche questo permette alla band di sfuggire da ogni regola di mercato, ma continua purtroppo l’opera perpetua di trasformazione di materiale datato (in questo grado troverete gradevoli certe elaborazioni vicine a “Timothy´s Monster”). Basta porre dei testi nuovi sulla materia, alternare rumorismo e paranoia rock scandendo tutto di tanto in tanto con una ritmica tagliente e dura o con accenni dilatati di post-rock.
“Little Lucid Moment” non è niente che il pubblico “psychonauta” non abbia ancora ascoltato. Forse ci troviamo di fronte all’estremizzazione di un narcisismo artistico, inutile per certi versi, circoscritto in un abuso di fluidi e di sostanze soniche che annacquano il piacere di riscoprire, tramite performance tecnico-progressive e introspezioni lisergiche, la nitidezza delle melodie di un tempo, ora meno presenti e che solo loro sapevano creare all’interno di tensioni strumentali mai abbandonate.
L’ultima fatica dei Motorpsycho è da considerarsi l’ennesima parentesi artistica della storia del gruppo. Con questo non proclamiamo nessuna disfatta anzi, in fatto di tiro i nostri hanno ancora da dare (si vede soprattutto dalla voglia di istruire nuovi strumentisti come il nuovo batterista Kenneth Kapstad e da certe bordate strumentali tipiche del bassista Bent Sæther); forse peccano solo di troppa vanità dando l’impressione di voler immortalare un trip sonoro su disco senza nessuna particolare vena creativa.
“Little Lucid Moment” non è un disco essenziale nella carriera della band: ne consigliamo l’uso solo a consumatori accaniti di psichedelia oltre che ai poveri fans costretti ad inseguirli nella loro vana fuga dalla realtà.


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Track List:

  • Suite - Little Lucid Moments|
  • Part I - Lawned (Consciouness Causes Collapse)
  • Part II - A Hoof To The Head
  • Part III - Hallucifuge (Hiperrealistically Speacking…)
  • Part IV - Sweet Oblivion / Perfect Sense
  • Year Zero (A Damage Report)|
  • She Left On The Sun Ship|
  • The Alchemyst

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