06/10/2001 | di Christian Verzeletti
Tornano i Motorpsycho, ma non come in certi libri o film dell´orrore dove i mostri devono per forza far più paura della prima volta.
Il gruppo norvegese non ha più ormai l´obbligo di stupire nessuno: ciò da una parte ha concesso loro una libertà tale da violare le attese dei media e anche del proprio pubblico con album come "Let them eat cake" e "Roadworks vol.2". Ma ha forse tolto un po´ di sana stimolante cattiveria a Bent e compagni che nelle due ultime uscite sembravano aver perso il senso della propria identità a scapito di un indefinito country-pop nel primo caso e di un jazz confuso tra lunghe distorsioni nel secondo.
"Barracuda", uscito a febbraio per la Stickman Records, si presenta perciò come un importante ritorno, anche se finora è stato appena citato dalla stessa stampa che aveva osannato "Let them eat cake" come il lavoro di un nuovo gruppo country-rock di cui forse solo quella critica ha ancora bisogno.
Le sette canzoni che compongono questo mini album (33 minuti) ci riportano i Motorpsycho nell dimensione che è loro più consona, ovvero un hard rock infuriato e psichedelico, pronto ad aprirsi ad arrangiamenti improvvisi.
La prima facciata (proprio così è disponibile anche in vinile!) parte con "Heartbreaker", memore dell´omonimo brano dei Led Zeppelin anche per l´andamento del giro di basso.
Il gioco delle citazioni prosegue con "Up ´gainst the wall" che parte acustica come il più classico degli Who e prosegue alla Creedence Clearwater Revival. Non potevano mancare gli Stones ("Star star star") e nemmeno il rumore di un motore che sale di giri per poi schiantarsi nel finale di "Vanishing point". Non si può comunque parlare di un pedissequo
ritorno alle origini perchè i Motorpsycho eliminano qualsiasi senso di deja vù con il loro tipico ritmo convulso, influenzato dal metal più nobile (Led Zeppelin + Black Sabbath), e anche con qualche bell´intervento ai fiati.
Nella seconda facciata i ragazzi di Trondheim danno libero sfogo al loro istinto rumoroso, lasciandosi andare a lunghi stacchi strumentali soprattutto in "Dr. Hoffmann´s bicycle".
Anche "Rattlesnake" e "Glow" mostrano un piglio che fa ben sperare per il futuro, ricco di distorsioni e di suoni acidi.
La collaborazione con Deathprod pare abbia portato nuova linfa al rock di Bent e soci che si conferma intatto e pronto ad ulteriori scosse (il disco nuovo uscirà per settembre).
Certo, mancano quegli svarioni appesantiti e quelle ballate piene di cupa malinconia che dalla Norvegia avevano portato i primi brividi che non fossero di freddo, ma si comincia a rivedere la voglia di suoni e di arrangiamenti ammirata in capolovori assoluti come "Timothy´s monster" e "Blissard".
Per ora bentornati, e non è poco.
Motorpsycho Discography - Official records
Maiden Voyage - MC 1990
Lobotomizer - Album 1991
3 Songs For Ruth - 7" 1991
Soothe - Album 1992
8 Soothing Songs for Rut - Album 1992
Demon Box - Album 1993
Mountain - EP 1993
Another Ugly - EP 1994
Timothy´s Monster - Album 1994
The Tussler - Album 1996
Wearing Yr Smell - EP 1994
The Nerve Tattoo - EP 1996
Blissard - Album 1996
Manmower - EP 1996
Sinful, Wind-Borne - 7" 1996
Babyscooter - EP 1997
Have spacesuit will travel - EP 1997
Lovelight - EP 1997
Angels and Daemons at Play - Album 1997
Starmelt - EP 1997
Ozone - EP 1998
Trust us - Album 1998
Hey Jane - EP 1998
Roadworks vol 1 - Album 1999
The Other Fool - EP 2000
Let them eat cake - Album 2000
Walking´ with J - EP 2000
Roadworks vol 2 - Album 2001
Barracuda - EP 2001
Track List: