Moltheni - I segreti del corallo

Moltheni

I segreti del corallo

2008 - La Tempesta Dischi/Venus

03/11/2008  |  di Massimo Sannella

Uno come Moltheni sembra creato a tavolino come sinonimo di “indipendente”. Con le sue visioni metaforiche, viscerali, travolte da dinamiche oniriche dall’apparente status di eterna convalescenza, continua a produrre piccoli grandi album destinati all’adorazione di un pubblico di fan sempre più numeroso, che si espande - man mano che l’artista ne dà prova – oltre i recinti della nicchia. Con il parossismo delirante di un Daniel Johnston nostrano, Moltheni lancia – dalla sponda consueta di una incorruttibile trincea underground aliena al conformismo – un nuovo capitolo della sua malattia esistenziale: “I segreti del corallo”, quinto album dell’artista marchigiano che ha impostato il suo poeticismo surreale e intimo là dove si allungano ombre e luci. Il disco riprende – nella prima parte il filo logico dei precedenti “Natura in replay” e “Toilette memoria” dove è la musica, in un certo senso, a riscattarsi sulla lirica; l’artista è molto rilassato nel raccontarsi, aperto e confidenziale e naturista: “L’Amore acquatico”, “Gli anni del malto”, ma poi, come assalito da ricordi e passionalità torna ad immergersi nella pozza torbida della memoria passata in “Vita rubina”, autobiografico e stupendo brano che strappa il cuore dalla sua location e lo getta nel mare strumentale di “Che il mare possa riunire ciò che il destino ha diviso”. Ritornano in superficie, in una nuova veste sonora, anche due brani che avevamo ascoltato in “Splendore Terrore” del 2005: “In Porpora” e “Suprema”. Poi la lirica si riprende il “maltolto” dalla musica, è l’anima pura, secca, acustica e spoglia di Moltheni torna a raschiare di esistenzialismo l’aria: “Oh, morte”, “Verano”, “Corallo”; e il plumbeo ritorna ad essere colore primario nell’arcobaleno che rischiara la sua poesia minimale. Non esiste dubbio alcuno, che abbiamo a che fare con uno degli artisti “volutamente outsider” che più di tutti accenta il patrimonio del “diverso cantautorato”, e non lo fa come sostegno della ricerca dell’insolito, ma con la schiettezza candida e onesta di un artista che non ha nulla da nascondere, nulla da inventare; racconta i suoi incubi, deliri, sogni e rari sorrisi, racconta quello che in fondo è, un malinconico personaggio che ogni volta che torna in scena fa provare vere emozioni, schiaffeggiandoci con la violenza di un giglio, accarezzandoci con la delicatezza di un cardo.


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Track List:

  • Vita rubina|
  • Gli anni del malto|
  • Che il mare possa riunire ciò che il destino ha diviso|
  • L’amore acquatico|
  • In porpora|
  • Oh, morte|
  • Corallo|
  • Ragazzo solo, ragazza sola|
  • Verano|
  • L’attimo celeste ( prima dell’Apocalisse) |
  • Suprema

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