Un cuore grande per il ritorno dei Miraspinosa. A tre anni dal loro ultimo album “Duel” e dopo le sperimentazioni dell’EP “Waves on the floor” esce l’atteso
nuovo capitolo ad arricchire una discografia che, seppur esigua, ha avuto modo di far apprezzare a molti la preziosità e le amabili maniere di una tra le più interessanti
formazioni della nuova generazione elettronica, collocazione che per molti versi può apparire riduttiva e sbrigativa, se non addirittura inesatta.
Dopo aver accantonato le sonorità oniriche e le atmosfere gotiche degli inizi e combattuto l’aspro duello tra ragione e sentimento, tra ritmo e melodia, E-motion
scopre la via dell’equilibrio e di una raggiunta maturità che non potrà che mettere d’accordo fans vecchi e nuovi, presentando tutte le possibilità di un gruppo con le idee
chiare.
E-motion è un album da prendere in blocco, da ascoltare e riascoltare ininterrottamente per immergersi nel flusso di suggestioni che ne animano il cuore, indicano il
ritmo delle sue pulsazioni, restituendo energia.
Le dieci tracce, tutte in lingua inglese, uniscono con stimolante freschezza un’elettronica evoluta e caldissima al richiamo di un cantato ora dolce e sensuale come un
tango in “Silk”, ora ripiegato su sé stesso in “Frantic”, sulla quale aleggia lo spirito dei Portishead, e ancora con “Coming down”, in cui la
Bjork di Debut ritorna mai prima d’ora tanto incisiva, tra accenni house e improbabili battiti analogici drum n’bass.
Sempre la voce è protagonista in “Shy”, come se la migliore Sinead O’Connor prendesse la parola in un brano di Aphex Twin, schermandone l’irruenza.
L’unica traccia strumentale "04am”, racchiude lo spirito libero dei Miraspinosa, per nulla intimoriti nel mescolare Cure e Asian Dub Foundation, nello
stratificare e riscrivere le regole della contaminazione sonora.
A scapito del titolo, l’energica di “Tired” ci rivela un gruppo sospeso tra vocazioni dancefloor e toni soul, dove chitarra e drum machine convivono
splendidamente.
Quelle dei Miraspinosa sono composizioni sofisticate che evitano inutili snobismi modaioli, dove liriche introspettive ma non infelici rivelano una malinconia che la voce
di Mirka Valente, mai tanto sicura di sé prima d’ora, pondera con garbo e profondità.
L’album chiude magnificamente con due grandi lezioni di stile. La prima “Not afraid”, brano pubblicato lo scorso anno per la compilation della label tedesca Doxa,
rappresenta un più che riuscito esempio di come coniugare una scrittura asciutta e poetica con uno spiccato estro melodico, il cui crescendo è da ritenersi a tutti gli
effetti una delle più memorabili prove della carriera del gruppo. La seconda, raffinatissima “Blue”, racchiude per tutta la durata la perfezione e la summa del
lavoro certosino in studio di registrazione, nel tocco leggero che accarezza le corde del clavicembalo, nei sapienti campioni di archi, nella magia del pianoforte che
accompagna, nel finale una voce filtrata che diviene essa stessa parte del fluire sonoro.L’incanto di un’interpretazione perfetta non nasconde qui l’incontenibile influsso
che le atmosfere eteree e modernissime di formazioni quali This Mortal Coil hanno esercitato sul gruppo veneto. Tra i più attenti e consapevoli prosecutori dello
spirito della scuola 4AD, almeno nel nostro paese, i Miraspinosa giocano caparbiamente la carta dell’e-mozione dimostrando fuggire all’omologazione sonora non è solo un
capriccio, ma un dovere necessario.
Ci vuole un cuore grande, e non è troppo.
Discografia:
- Aghàr piàr milegha (1997)
- Duel (2000)
- Waves on the floor (2001)
- E-motion (2003)