Ammettiamolo. In Italia gli artisti più celebri e celebrati sono sempre stati i cantautori che puntavano su testi di grande immediatezza, incentrati su amori delicati o lievi turbamenti politici. Persino Lucio Battisti, dopo lo straordinario successo ottenuto con le hit composte insieme a Mogol, ha conosciuto notevoli difficoltà e un netto calo di popolarità quando ha smesso di parlare de “le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi” per sperimentare nuove sonorità musicali, affiancate ai testi mirabolanti di Pasquale Panella.
In un paese così connotato, in cui le innovazioni estrose nei testi e soprattutto nella musica finiscono per essere ricondotte nella norma o respinte ai margini e ignorate, una raccolta studiata per illustrare le varie sfaccettature della produzione decennale di Max Gazzè si può rivelare per l’ascoltatore medio una bella sorpresa.
L’artista romano infatti in questo doppio album ricorda al pubblico distratto la strada percorsa finora alla ricerca di una musica di qualità che si tenga lontana dai sentieri della banalità. Maggiore attenzione nel panorama italiano meriterebbe infatti la poliedricità di questo cantautore, che, forte di esperienze musicali giovanili maturate in giro per il vecchio continente, in 10 anni si è cimentato con il pop-rock cupo arricchito da venature europee (belghe e inglesi soprattutto) e accompagnato da uno stile vocale aggressivo dell’album “Contro un’onda del mare”, con finezze elettroniche, con sonorità vintage all’insegna di moog, Hammond C3 (l’organo che usavano anche i Led Zeppelin…) e amplificatori Vox, con punte eccentriche di new-wave e persino del reggae degli amati Police (cfr. il finale de “La favola di Adamo ed Eva”).
Max si avvale anche di ottimi testi, per lo più firmati dal fratello Francesco, ma anche in questo caso resta fuori dai canoni, rifiutando non solo i cliché della musica commerciale, ma anche quelli della retorica travestita da poesia. Gli accenni letterari nelle sue canzoni sono divertissement gustosi, come il Mallarmè letto da Gianni Sergente, la sentinella costretta ad una continua veglia soliaria “Su un ciliegio esterno”, o i versi d’Arcadia su cui scherza “Poeta minore”. Sferzante e divertente è poi l’inconfondibile ironia di brani come “Il timido ubriaco”, “Annina” o come “Una musica può fare”, che non esita a prendersi gioco delle frasi fatte (e insensate) tipiche dei tormentoni. I pezzi più intimisti rivelano invece un lavoro di introspezione profondo, che a volte rapprende i suoi risultati in immagini simboliche, anziché aprirsi in squarci chiarificatori (v. ad esempio “Quel che fa paura”, la splendida “Comunque vada” o “Non è più come prima”). Altre volte invece un alto grado di empatia con l’ascoltatore è ricercato con storie quotidiane che sanno di semplici verità e dipingono sul viso un caratteristico sorriso triste: è il caso per esempio della confessione di difetti e sbagli dell’accattivante “Cara Valentina”, dell’amore irraggiungibile de “L’uomo più furbo”, descritto dal testo dell’attrice Antonella Ponziani, dei contrasti tra una realtà impoetica e un ideale “Amore pensato” nel brano omonimo scritto con Daniele Silvestri.
La raccolta recupera difatti alcune delle interessanti collaborazioni di questo fantasioso bassista, in grado di regalare ai cultori del suo strumento linee di basso degne di nota, ma anche disposto a divertirsi suonando e componendo con i colleghi: non manca nel doppio album pertanto la leggera malinconia che si respira tra le chitarre della magnetica “Vento d’estate”, composta con Riccardo Sinigallia e cantata con Niccolò Fabi, o la travolgente carica rock della meno nota “Il motore degli eventi”, arricchita dai lampi delle schitarrate di una Carmen Consoli in una versione particolarmente sensuale.
Il pregio dei due cd è proprio quello di racchiudere non solo i singoli che hanno scalato le classifiche, ma anche i gioiellini meno celebri celati in dischi di alto livello come “Max Gazzè (Gadzilla)”(2000) e “Ognuno fa quello che gli pare?” (2001), come l’irresistibile ballata alla Radiohead “In questo anno di non amore”, incentrata su uno struggente pianoforte.
Il caleidoscopico universo intenzionale-musicale di Gazzè è inoltre illustrato anche da ben 4 quattro inediti; il singolo di lancio “Splendere ogni giorno il sole”, al di sotto delle apparenze di semplice brano dal fascino acustico, cela un significativo invito a rifiutare l’autocompatimento, per vivere il presente con determinazione, fiducia e positività. Il secondo singolo “Di nascosto” è invece un realistico (ma anche romantico e toccante) atto di fede in un amore che persiste oltre la fine di una relazione; completano la raccolta l’umoristica “Sexy”, che non lesina frecciate dirette e indirette alla superficialità di una vuota società dell’apparenza, e la divertente “Chanson idiomatique”, che rimescola i topos della musica e della lingua francese in un non-sense scanzonato in cui Max, una volta in più, se la ride sotto i baffi, confermandosi paladino di una musica originale e personalissima.