Valo<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz − ECM e musica antica

Max De Aloe Baltic Trio

Valo

2017 - Abeat
19/07/2017 - di
Combo dalla geometria inusuale questo Baltic Trio guidato da Max De Aloe, armonicista (e anche fisarmonicista) di livello internazionale, completato da Niklas Winter, chitarrista finlandese eclettico e di grande cultura musicale, e dal bassista danese Jesper Bodilsen, da noi noto per la collaborazione con Bollani.
Se a questo aggiungiamo il fatto che il titolo del lavoro, Valo, significa "Luce" in lingua finnica già cogliamo la premessa della proposta: una fusione cameristica tra il lirismo mediterraneo e la rarefatta algidità di un certo sound nordico.
Il pensiero va a molte esperienze proposte dall`etichetta ECM, a più riprese attiva su questo fronte di estetica musicale, e in effetti come prima intuizione ci potrebbe anche stare.

Il primo brano espone un`idea melodica molto semplice, a dinamica rigorosamente controllata, con escursioni ridotte in altezze e trama dilatata; interessante notare come il gioco ritmico passi a turno sui diversi strumenti giovandosi addirittura anche dell`armonica, che a tratti crea tensioni di sottofondo. Le regole del gioco sono quindi molto simili a quelle di casa Eicher ma con una maggiore intensità, un`incisività melodica tutta nostra.

L`interazione organica a tre é una delle caratteristiche del lavoro che riesce a fondere perfettamente delicatezza e compattezza. La title track, che inizia quasi come una composizione dei Pink Floyd del periodo di Wish You Were Here, beneficia di una solennità che poi si diluisce nelle note dell`armonica e di una successione di sfumature di grande suggestione.

Ecco, le sfumature, altre grandi protagoniste dell`opera come peraltro di tutti i lavori di Max, artista che sa usare i chiaroscuri come pochi unitamente alla forza di un`idea progettuale. I suoi lavori hanno sempre un fondamento da "concept", da intendersi come continuità di un`idea di fondo più che come tematica di narrazione.
Qui l`idea base, quel "melting" di cui si é detto, funge da portainnesto per un altro sviluppo programmatico di grande interesse: l`interazione con la musica antica o comunque antecedente la fase classica.
Non é certo la prima volta che artisti di matrice jazzistica si impegnano in esperienze di questo tipo; Garbarek e Rjpdal sono due celebri esempi ed é utile ricordare una recente affermazione di Cecilia Bartoli secondo la quale "il senso di libertà" é il fattore che accomuna i due generi. Lo diceva pensando a Monteverdi e non a caso i nostri tre si impegnano in una versione di un madrigale del grande cremonese: "Sì dolce é il tormento" .

Monteverdi, protagonista di modernità nel passaggio da Rinascimento a Barocco, da polifonia a monodia. Il brano é esemplificativo in questo senso anche nella sua flessibilità di base, con un intreccio semplice ed efficace che ha accettato più interpretazioni; soprano in evidenza e base musicale da semplice arpa a  liuti. Qui il soprano é sostituito dall`armonica ma poi si gioca l`alternanza perfino col basso. Lo spirito consolatorio della composizione originale si sublima nella tensione tra melodia e leggerezza tutta nordica. Non c`é sperimentazione ma messa in pratica di convergenze culturali usando la forza di un classico senza tempo che, per un`altra volta, accetta di essere rimesso a nuovo.

Altro momento emozionante in questo senso é il "Dido`s Lament" di Purcell. La composizione originale é estremamente sobria, con escursioni limitate ma con modulazioni ritmiche e armoniche sapienti capaci di mettere a profitto le risorse melodiche per dar risalto al dramma della protagonista. La base é compatibile con lo schema del trio che usa l`armonica per il tema principale, la chitarra quasi in "slide" a legare i passaggi e il basso che dà una cadenza gentilmente ostinata. Il mix é perfetto tra richiami dell`epoca e cultura di giorni nostri; quest`ultima emerge poi in modo più esplicito nella seconda parte dove pronunce e fraseggi diventano più jazz.

Momenti da rondò come  Fragment # 4 - Revontulet, che richiama il primo pezzo, oppure E avremo gli occhi belli che ricorda il brano di Monteverdi nell`incipit dell`armonica (ma anche il tema di Lady Jane....) rinvigoriscono un certo sapore di musica barocca.

A questa dimensione va aggiunta anche l`attenzione a richiami più antichi evidenti in Hymnus in vigilia translation e Antiphona ad magnificat, sezioni della Grande Alboense, partitura neumatica del XIV - XV secolo ritrovata nella cattedrale finlandese in Turku (città natale di Bodilsen). Interessante notare come il gioco dei neumi sia ben richiamato dall`armonica, strumento particolarmente adatto ad evocare alternanze di note diverse sulla stessa sillaba in un gioco tipicamente gregoriano reso però moderno dalla timbrica e da un intro con chitarra quasi psichedelica alla Cipollina e con basso interallacciato.

Le note del disco raccomandano di non ascoltare la scaletta con le funzioni di "shuffle" o "random" ma di seguirlo in sequenza, come lo sviluppo di un libro o di un film. Vero, consiglio confermato ma non recepibile nella trascrizione della recensione che altrimenti si renderebbe troppo pedissequa.
Concludiamo quindi evitando altre enumerazioni di brani e cercando di trarre una sintesi utile, forse, per chi vuole accostarsi a questo suggestivo lavoro: lirismo mediterraneo, essenzialità nordica alla ECM, organicità di impianto, approccio cameristico raffinato (raffinato, non lezioso...), grande capitalizzazione di un patrimonio culturale senza tempo fanno di questo CD un momento di vera arte (e non solo di buon artigianato, caro Max, come spesso dici nella tua lodevole ma fuorviante modestia ).

Da ascoltarsi più volte!

 

Track List

  • Revontulet
  • Valo
  • Fragment # 1 - il suono del ghiaccio
  • Sì dolce é il tormento
  • Fragment # 2 - Venere
  • Flying to Florence
  • E avremo gli occhi belli
  • Fragment # 3 - Matka
  • Dido`s lament
  • Fragment # 4 - Revontulet
  • Aki (to Aki Kaurismaki)
  • Fragment # 5 - Breve
  • Hymnus in vigilia translation
  • Summer`s head
  • Antiphona ad magnificat
  • Venere