Azur Planet<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz − fusion

Maurizio Marrani

Azur Planet

2016 - Pagina3
21/03/2016 - di
Il promettente disco d’esordio Solo in Oslo  del pianista, compositore perugino Maurizio Marrani, uscito circa un anno e mezzo fa, ci aveva lasciato luminose sensazioni , dettate da un pianismo jazz brillante, vitale, un’opera prima di fine sensibilità musicale; oggi con Azur Planet (sempre con l’etichetta di casa Pagina3), registrato presso lo studio Umbria Music Center, siamo di fronte all’atteso seguito che, come vedremo, ha ben altre caratteristiche strumentali e stilistiche.

 

Intanto il disco non è in solo piano ma è un quartetto di cui fanno parte Graziano Brufani al basso, Nicola Polidori alla batteria e Angelo Lazzeri alla chitarra (quest’ultimo vanta già collaborazioni jazz di primo piano), in aggiunta ci sono una serie di strumenti ad arco (usati su quattro dei nove brani totali) più sax e tromba;  i brani sono tutti composti da Marrani e il respiro musicale del disco (ben prodotto) ha una dimensione sonora  ricca, moderna e classica ma al tempo stesso anche molto spontanea  e fruibile. Nel disco si sentono influenze jazz-rock, fusion, blues, be-bop, bossanova, soundtrack...un corpo musicale decisamente vario e stimolante aperto a sonorità e culture musicali differenti.

 

L’esegesi di Azur Planet, dove il virtuoso pianismo di Maurizio Marrani rimane la linea guida di ogni singolo pezzo, conferma questo vibrante ecclettismo: l’iniziale For Quintet è un po’ il compendio sonoro dell’intero disco, con l’uso degli archi, aperture melodiche, intermezzi elettrici improvvisati, passaggi jazz classici, contrasti in equilibrio abbinati a una spiccata musicalità. New Hope ha maggior swing, ritmo e dinamismo, un po’nell’ottica fusion dell’Herbie Hancock più accessibile dei primi settanta, spazia tra sonorità jazz rock (in evidenza, come del resto un po’ ovunque, la chitarra elettrica di Angelo Lazzeri) e jazz classico, dove i colori della melodia non si completano mai definitivamente creando una serie di suggestive scale cromatiche; uno dei pezzi significativi del disco.

 

Non è da meno il pezzo omonimo Azur Planet, con vaghi rimandi agli Steps Ahead di metà anni ottanta, dove certi passaggi suggeriscono un’atmosfera  misteriosa, ardita ed emozionale. Il brano Quartet, che sembra ispirato da Giant Steps di Coltrane, mantiene le coordinate tipiche del disco in modo molto godibile, i musicisti si alternano in modo bilanciato, mai spinto, la musicalità prima di tutto. Se Black and White è un bel diversivo che mira ad alleggerire i toni su coordinate bossa e r&b,  inserendo i fiati, per poi cambiare marcia con pregevoli assoli di chitarra e piano, Waves and Memory  rimette in evidenza, con buona sensibilità, gli archi e la parte romantica, sospesa  in gentili melodie e morbide tonalità. L’ottima Full Options  abbraccia intuizioni blues e jazz bop spezzati da improvvisi assoli di chitarra elettrica, mentre  Railway Stations, forse il pezzo più rilassante e romantico, per intuizioni melodiche e arrangiamenti usati (archi) sembra ripercorrere addirittura il Van Morrison di “Have i Told You Lately”. La finale Rainbow at Night  recupera gusto swing e leggerezza jazz.

 

il jazz moderno di Azur Planet si ricollega in qualche modo alla singolare vitalità dell’esordio, delizia con l’arte della naturalezza, dove contaminazione e bivalenza classico-moderna (territori non sempre facili da trattare) qui si fanno mezzi di fluente piacevolezza, musicalmente non scontata, che sembra trovare nella “misura” il suo (riuscito) fine ultimo. Bel disco, una bella conferma.

Track List

  • For Quintet
  • New Hope
  • Azur Planet
  • Quartet
  • Black and White
  • Waves and Memory
  • Full Options
  • Railway Stations
  • Rainbow at Night