28/03/2011 | di Gianni Zuretti
Non è dato di sapere se, Martin Sexton, con Sugarcoating, abbia realizzato il suo disco più completo o quantomeno quello più esaustivo circa la sua arte canora e compositiva, certamente, con questo nono lavoro, ci conferma la misura del suo notevole spessore mettendo mettendo a segno un buon punto a suo favore. Il quarantaquattrenne artista di Syracuse, uno tra i più stellari vocalist della sua generazione, in passato ci aveva convinto solo a tratti, dopo quel buon esordio In the journey, autoprodotto su tape nel lontano 1990 (poi ristampato su CD) che vendette l’incredibile cifra di quindicimila copie, in pratica solo ai concerti (per strada a Boston), come pure nel seguente, ammettiamo rimarchevole, Black sheep (1996).
Nel decennio a seguire la sua carriera non aveva avuto quellŽulteriore scatto tanto atteso dai suoi numerosi estimatori, e forse solo ora con questo disco mette le cose a posto; realizzato in sette giorni, registrato senza pre-produzioni, riversamenti, usando ciò che è stato catturato dai microfoni, ottiene l’effetto desiderato, un suono molto naturale, senza sovrastrutture, suonato molto bene da una band di musicisti duttili e concreti, insomma, come dice lui, una specie di White Album.
La sua voce è veramente cosmica, in grado di passare da sfumature soul alla Stevie Wonder, al falsetto alla Aaron Neville, a fumosità da crooner consumato, tutto ciò incastrato in canzoni che, come la voce cambiano continuamente registro musicale, passando da un genere all’altro, ecco quindi Boom Sh-Boom e Livin The Life che ricordano certe cose easy del giovane Mraz, Always Got Away nel segno del soul, il pop cantautorale, da potenziale singolo, di Stick Around in cui appare il fantasma di Cat Stevens, il ragtime delizioso di Easy On The Eyes, il twangy “rinfrescante” di Long Haul. Due brani si ergono sugli altri: Sugarcoating, quasi una western song con tanto di falsetto yodel, accompagnata da un bel testo sull’11 settembre nel quale Sexton ci dice che a ripercorrere la storia della vicenda si sente puzza di soldi e tutta la storia ti viene addolcita per fartela “digerire”, mentre l’altra è la conclusiva Just To Be Alive con un andamento epico, brano davvero accattivante.
Diciamo che Sugarcoating è un bel disco che dovrebbe fugare le perplessità degli scettici e confermare a Martin l’appoggio incondizionato dei suoi vecchi fan.
Track List: