Marlowe - Velluto blu

Marlowe

Velluto blu

2001 - --

Emergenti

11/10/2002  |  di Christian Verzeletti

Questo cd dei Marlowe mi sembrava uno dei tanti CD-R, riempiti con una manciata di canzoni che rifanno l’ormai trito e ritrito grunge. Di gruppi così ce ne sono tanti, e di cd così me ne arrivano troppi, eppure, quando ho visto in copertina espliciti riferimenti a “Zen Arcade” degli Husker Du affiancati dal nome di Cesare Basile alla produzione, mi sono detto che qualcosa di buono ci doveva essere nei Marlowe.
Ho ascoltato ripetutamente le quattro tracce di “Velluto blu” e qualcosa ho trovato, anche se non posso dire che questi ragazzi siciliani siano riusciti a soddisfare le attese che ho riposto in loro.
Salvo Ladduca alla chitarra, Alfonso De Marco la basso e Costantino Bancheri alla batteria si muovono bene soprattutto sulle ballate creando dei begli intrecci che lasciano risuonare le chitarre, distillando note ed accordi in modo da dare spessore ai brani. I limiti emergono nei pezzi più tirati dove gli approcci ai ritornelli sono scontati, non perché privi di gusto, ma perché già sentiti troppe volte.
Forse è la voce ancora acerba di Salvo a non riuscire a dare il giusto grip ai pezzi, ma così come sono i Marlowe rischiano di fare solo il verso ora ai Verdena ora agli Afterhours e ad un´altra manciata di band d’oltreoceano senza averne le stesse doti intuitive e istintive.
Le canzoni sono ben strutturate, niente assoli da esibizione, ma riff con deviazioni tipiche della scuola di Seattle o successioni di accordi che poi rallentano sulle voce creando passaggi abulici. Un lavoro apprezzabile, ma che non mi sento di lodare più di tanto, proprio perché non riesce ad uscire dagli stereotipi di un genere abusato.
Qua e là i Marlowe possono anche far venire in mente nomi illustri, ma proprio questo è il loro limite: avrebbero bisogno di variare i loro suoni o di scavarli come hanno fatto gli ultimi Verdena, oppure di rompere la categoria a cui appartengono.
Fondamentalmente manca un lavorio che renda le canzoni originali e personali: insomma quanto meritano di essere ascoltate? È vero, potrebbero essere b-sides incompiute anche di gruppi come Screaming Trees o Alice in Chains, ma vale la pena fermarsi a degli abbozzi? Fermo restando che il giudizio sull’impatto dei brani è comunque soggettivo, il consiglio che mi sento di dare ai Marlowe è di osare di più, qualità e sintesi sembrano esserci: altrimenti c’è il rischio che rimangano uno dei tanti gruppi emuli che scompaiono poi nel nulla.
In poche parole, bravi, ma troppo, troppo derivativi.


Condividi:


Pyxel.it Marte Live A Buzz Supreme http://www.protosound.net Mk Records