Marlowe - MARLOWE

Marlowe

MARLOWE

2004 - --

Emergenti

24/03/2004  |  di Christian Verzeletti

Avevamo lasciato i Marlowe in bilico tra il grunge e quel filone di rock italiano che risale agli Afterhours.
Ora li ritroviamo con questo nuovo demo: sei canzoni, prodotte ancora con l’aiuto di Cesare Basile e di Marcello Caudullo, chitarrista dello stesso.
Appare subito evidente che il suono è rallentato, maggiormente orientato verso la ballata oscura: questo aiuta il trio siciliano a mettere più a fuoco un’attitudine dark, che sembra connaturata nella scrittura di Salvo Ladduca.
E soprattutto costringe la band a scoprirsi, obbligandola a non rimanere nascosta dietro il tiro di un rock troppo affine alla scuola di Seattle e dintorni.
Non sappiamo quanto sia da attribuire a Basile, ma comunque il suono si è fatto più minimale, più spoglio, evidenziando spigoli e ruvidità che solo parzialmente emergevano dal precedente.
L’iniziale “Bendandoti gli occhi” è una ballata fatta di rintocchi, che lasciano col fiato sospeso: il pezzo accenna a salire, ma rimane lì, in bilico, e, quando arriva ad aprire le braccia, lo fa senza sorridere.
La direzione è quella di un cantautorato rock dolente, che solo di tanto in tanto riesce a trovare un filo di melodia, uno spiffero di luce, come succede in “Tra le persiane” e in “Nella casa del vino e della luna”.
Il basso e la chitarra elettrica aprono spiragli che tornano a chiudersi prima di permettere una visuale completa: c’è un gioco tra luce e buio che procede a rilento, apparentemente incurante e fastidioso, quasi disatteso.
Certo, il risultato non ha la stessa intensità dei dischi di Basile, ma, nonostante la presenza in studio del cantautore catanese, i Marlowe non sembrano essersi proposti di seguirne la direzione quanto piuttosto l’approccio, spoglio ed essenziale.
Per questo ora il loro suono e le loro canzoni hanno un minimo di convinzione e di personalità propria: suonano di pelle, lasciando traspirare un umore denso. Quando la ritmica si muove, lo fa trascinandosi, a carponi, aggrappandosi al suolo e sollevando lo sguardo solo di tanto in tanto.
Una nota di merito alla voce di Salvo, che in precedenza aveva destato qualche perplessità e che invece ora si muove più a suo agio, come in “Nell’intimo”, dove sfiora un falsetto per poi perdersi nell’ombra.
Questo cd non è quel salto in avanti di cui i Marlowe avrebbero bisogno per varcare la soglia degli emergenti. Ma potrebbe rappresentare l’attimo di concentrazione, di raccoglimento, necessario a prendere il passo, in vista del balzo da compiere.


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