Bisogna proprio avere la pazienza accanita di un fan per continuare a seguire i Marlene Kuntz.
Da anni non fanno un disco che riesce a convincere del tutto: non c’erano riusciti con la svolta pop di “Che cosa vedi” e non ci sono riusciti nemmeno con l’inconsistente “Senza peso” e con il più autorale “Bianco sporco”.
È evidente, lo si è detto sin troppe volte, che i Marlene stanno tentando di percorrere una via più adulta, che però passo dopo passo si sta rivelando un cammino forzato: la realtà è che la band ha dato il meglio di sé anni fa e ora sta sopravvivendo a fatica (anche se probabilmente per altri aspetti vive meglio oggi).
Non basta una posa artistica sempre più accentuata: se le citazioni letterarie di “Bianco sporco” avevano rischiato il narcisismo, la copertina di questo live è a dir poco celebrativa con un Godano immortalato manco fosse un dio. La mano tesa alla Michelangelo e il capo chino, nascosto dietro un capello cadente, rivelano un atteggiamento sin troppo italiano che porta a cantare la propria “ispirazione” preferibilmente ad occhi chiusi e sussurrando nel microfono.
Certo, i Marlene di oggi avranno la necessità di farsi capire, di suonare più raccolti e di calibrare il proprio suono: così si spiega lo “S-low” tour che ha portato a questo live. Ma in questa nuova veste più “matura” le loro canzoni sono sempre più preda di una finta poesia (basta da solo il testo di “Danza” come esempio).
Più che un unplugged questo live pare un tentativo mancato di realizzare il proprio “In quiete”, come suggerisce il canto recitato alla Ferretti dell’iniziale “Lieve”. Manca un vero tormento e mancano soprattutto le dinamiche: non a caso il pubblico si fa sentire quando arrivano i primi slanci elettrici di “Ti giro intorno”.
La band è precisa e trattenuta, ma, pur senza l’ausilio delle immagini, la tensione sul palco viene sacrificata a favore di un ego che ha bisogno di adorazione e che la trova nei pezzi cantati dal pubblico, soprattutto nell’imbarazzante “La canzone che scrivo per te”.
Anche con questo disco i Marlene hanno raccolto segni di apprezzamento e di affetto, cosa che riscuotono ormai come un credito dovuto, e anche per questo disco li si è accostati a Nick Cave, Scott Walker, Lou Reed e Sonic Youth, che rimangono invece lontani miraggi.
Godano, Tesio, Bergia e Maroccolo hanno il merito di suonare pacati con una seriosità che non ha però fondamento. In un mare di banalità melodiche e narrative riescono a stare a galla “Serrande alzate”, “Amen”, “Schiele, lei, me” e una lunga “L’inganno” che recupera qualche spigolo e squarcio del passato.
Ascoltare questo “S-low” è come nuotare in una piscina vuota: con buone dosi di autosuggestione ci si può rilassare e farsi cullare da una corrente che non c’è.
Track List: