Già
il titolo fa intuire l´idea del gruppo di creare musica evocativa,
anche se questa non chiede di essere niente di più di una delle
varie forme di arte. Il frontman del gruppo, Cristiano Godano,
autore dei testi, anche in questo quarto lavoro dei Marlene,
imprime la sua particolare e personale ricerca linguistica per
proporre canzoni non banali capaci di suscitare emozioni, anche
di disapprovazione. C´era molta attesa per questa nuova incisione,
anche perché da più parti si annusava l´aria di una svolta rispetto
ai precedenti album, e in effetti una svolta c´è stata.
Sicuramente qualcuno dei vecchi fans, lo zoccolo duro, rimarrà
deluso per le venature più pop-melodiche rispetto al passato,
ma occorre avere la capacità di giudicare il tutto in un´ottica
evolutiva senza esagerati pregiudizi. Il modo di comporre si
è rinnovato, infatti questa volta musica e testi sono nati in
contemporanea, mentre in precedenza nasceva sempre prima la
musica, ed inoltre in alcune canzoni si sono aggiunte le tastiere.
Il fatto che la distribuzione ora avvenga per mano della Virgin,
una major, non credo che possa cambiare in qualche modo la genuinità
dei Marlene Kuntz, anche se questa scelta, come il fatto di
una comparsa di Skin degli Skunk Anansie ha creato non poca
disapprovazione fra i cosiddetti puristi della musica indipendente.
Il nuovo disco inoltre dimostra una ecletticità che prima non
si riscontrava, ed anche il missaggio sembra più curato.
Venendo ora ai 13 brani di cui si compone Che cosa vedi, si
inizia con Cara è la fine, un pezzo che colpisce subito, in
cui un tappeto sonoro elettrificato accompagna un cantato molto
incisivo, insomma un grande inizio, vi sono poi pezzi in puro
stile Marlene Kuntz irritati, come quasi 2001, Canzone di oggi,
Due sogni, Chi mi credo di essere, anche se queste ultime tre
canzoni non mi convincono per il modo in cui la voce si inserisce
sulla melodia; si passa poi a brani dove i MK ripercorrono quelle
atmosfere acido vellutate a cui già ci avevano abituati, arricchiti
in questo caso con degli arrangiamenti innovativi, come in Serrande
alzate o La mia promessa. Fra gli altri brani l´ormai lanciata
La canzone che scrivo per te con Skin, per poi chiudere con
gli ultimi due brani di questo lavoro, E poi il buio e Grazie
che si discostano non poco dai precedenti canoni MK, molto melodici
e di presa, anche se l´ultimo dei due è un po´ troppo soffocante.
Comunque molti dei brani richiedono ben più di qualche ascolto
per poterli assimilare e riuscire a formulare un giudizio chiaro
e per quanto possibile obiettivo.
Track List: