Mandara - BISANZIO

Mandara

BISANZIO

2003 - --Vitaminic

Emergenti

11/03/2003  |  di Christian Verzeletti

Su Mescalina non poteva mancare la recensione di un cd come “Bisanzio” dei Mandara, band che è appropriato definire multietnica.
Questo esordio dell’ensemble ideato da Gennaro De Rosa risale ormai al 2001, ma ci sembra doveroso proporlo come un aggiornamento in vista del nuovo disco in previsione a breve.
Attualmente la line-up della band ha subito delle modifiche non indifferenti, visto che Castriota, Carlino e Rizzuti, ovvero tre quarti dei membri fondatori, hanno lasciato i Mandara. Da questa considerazione parte la nostra analisi, perché caratteristica fondamentale del cd e della stessa entità del gruppo è proprio l’essere in continua mutazione: non è un caso che l’album abbia visto la partecipazione di ospiti internazionali e di musicisti di strada e che per il suo seguito si parli di nomi come Peppe Voltarelli, Mimmo Mellace (Il Parto delle Nuvole Pesanti), Marco Messina e Arnaldo Vacca.
Tanta apertura e tanti movimenti hanno reso cosmopolita il suono di “Bisanzio”, che definire world music sarebbe riduttivo, visto il turbinio di energie opposte: mentre nella world music si procede per attrazione e contaminazione, l’energia dei Mandara scaturisce proprio dal tentativo di accostare forze che si respingono. Questo loro esordio, pubblicato due anni fa da Vitaminic, è come un vortice in cui musiche etniche di stampo arabo-orientale si scontrano con sonorità di matrice kraut-rock e con una certa psichedelia elettronica, allo stesso modo in cui riferimenti alla nostra tradizione meridionale impattano con il rap.
Teoricamente la proposta potrebbe apparire come un’azzardo o una forzatura, ma, pur con una certa ingenua primitività, tutto sta in piedi, come una tromba d’aria innescata dall’incontro di correnti opposte.
“Bisanzio” si compone di sei composizioni a cui la voce si va ad aggiungere come uno strumento di volta in volta diverso: in “U´Surdat” forma una pluralità da cui sorgere, in “Sybaris” assume le forme, pur sofferte, di una canzone, in “KR-MI” si caratterizza come un rap meridionale, mentre in “U´Scalun e ri cummar” insegue lontananze orientali fino ad aumentare il peso del proprio incedere.
Strumentalmente l’approccio è a dir poco free con synth, violino, tromba, accordeon, sitar, bouzouki, zampogna, percussioni e quant’altro, a creare delle suites che potrebbero proseguire per ore come fossero dei mantra o delle danze da eseguire fino allo sfinimento.
“Bisanzio” non è un cd accomodante, di quella world music che vi fa sentire cittadini del mondo: oscuro e tutt’altro che politically correct, arriva a sfiorare anche il combat-folk e il progressive nel suo essere estremo. È più un coagularsi di voci ancestrali che la terra non riesce a trattenere e che erutta in forme imprevedibili.


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