Il problema del rock nostrano è spesso il gap tra gli ascolti e gli echi, spesso involontari, che risuonano tra le sue note. I primi sono solitamente pregevoli, i secondi fanno capolino quando se potrebbe fare a meno. Nel caso del quintetto padovani dei Maieutica, così, lo stile del cantato di Thomas e le schitarrate di Alessio e Roberto a volte ricordano un po’ troppo una certa old school italiana che ha attraversato gli ultimi ventenni del secolo scorso con ascendenze seventies nelle vene e l’ormai caro buon vecchio grunge nelle orecchie (ammesso che sia mai stato un genere). Se “E’ arrivato” rammenta vagamente una certa retorica musicale dell’hair metal e dell’hard rock anni ’90, più originali i sono i momenti parlati (e teatralizzati) di “Dove sono?!”, accompagnati da pause ed accelerazioni del ritmo, che si fa frenetico e ossessivo, mostrando la compattezza della band. Molto interessante, tra la fosca sontuosità degli arrangiamenti delle chitarre à la Faith No More e la virulenza opaca e torbida dei Tool, inoltre è la suite tripartita “Trascendenza”: il brano ti fa sospendere il fiato in sviluppi progressive metal tra chitarre orientaleggianti à la System of A Down e giustappone pensieri aforismatici o elencazioni degli ossimorici elementi tra cui si dibatte l’uomo nella spasmodica ricerca di se stesso, per poi sfociare in rabbioso rock ‘n roll e abissi di assoli che colorano di lampi di luce l’entropia di una conclusione sospesa, affidata al “potere della parola” di mandare in avaria il “sistema”. Convincono le indulgenze malinconiche di questa canzone in tre movimenti e di “Guarda il cielo”, che negli arpeggi contrapposti alle distorsioni ricorda un po’ i dialoghi chitarristici di Stone Gossard e Mike McCready. I Pearl Jam di “Vs.” e i System of a Down tornano in mente anche mentre riecheggiano le linee di chitarra e basso delle strofe di “Non ti muovere”. Quando questo rock insomma si fa lievemente meno nerboruto e muscoloso e si abbandona all’incanto di costruzioni musicali di effetto meno immediato, ma più espressive e “oniriche” raggiunge l’ascoltatore. Pregevoli inoltre sono gli squarci di sapore sociale e polemico, tra satira e amarezza, di “Piove”, che si scaglia contro la tv e la spettacolarizzazione noir-surreale degli omicidi. Le idee qui e lì ci sono. Si spera che i buoni ascolti continuino la loro azione generosa nel modellamento di un sound personale sempre più american-oriented.
Track List: