Road<small></small>
Americana − Folk

Lynn Miles With Keith Glass

Road

2017 - Continental Song City / IRD
04/07/2017 - di
Lei viene dal Quebec e in Canada è considerata una delle songwriter più quotate, tanto che il pubblico la considera un tesoro nazionale. Se basta il nome di Leonard Cohen quale suo ammiratore siamo a metà dell’opera. Lui viene dall’Australia, è un cantante country, chitarrista, attore di musical, proprietario di una label discografica, produttore e, visto che ci siamo, pure giornalista.

Dieci album ha alle spalle di Lynn Miles, caratterizzati dal cosiddetto canto-lamento, quello che, dentro un’impostazione vocale chiara e nitida, affetta il suo corpus dentro una nuvola di malinconia. Una musicista completa dietro quel blue mood che disegna con la voce. Anni e anni di lezioni private di canto, di teoria classica alla Carleton University, un respiro musicale famigliare totale (il padre suonava l’armonica e la madre era cantante lirica e country) e via via un’abilità sugli strumenti (violino, chitarra, piano e flauto) da vera polistrumentista hanno fornito a quest’artista uno stampo assolutamente personale.

Ora con il sodale Keith Glass ha dato alle stampe questo Road, strano album metà in studio e metà dal vivo con le due parti a intrecciarsi via via una dopo l’altra. L’ex chitarrista dei Praire Oyster si prende la strada, tanto per restare in tema, e la puntella di quel secolare suono di polvere e terriccio, impreziosendola con la suggestione di ballate intrise di solitudine (Fearless heart) e l’incanto di atmosfere che solo i vasti spazi col sole ormai morente sono in grado di disegnarci nell’animo (Casino el Camino). Avete presente quando le singole corde della chitarra pizzicate lente si mettono a produrre quel bel suono corposo con l’eco che vibra spesso fino a morte naturale?

Lynn Miles su quella strada ci cammina con il suo canto intenso e commovente, con quel registro da “confessione dopo il diluvio” aperto per per tutti i quindici pezzi riuscendo a non suonare mai prevedibile o addirittura noioso. Una voce emozionale, calibrata e sempre ben governata. Ecco, quello che raramente riesce a Margo Timmins coi suoi Cowboy Junkies, nonostante sia dotata di un timbro fuori dal comune. Compagne di viaggio? Nonostante ogni cantante abbia una sua unicità, spenderei i nomi di Rosanne Cash e Mary Chapin Carpenter.

Il disco è composto da nuove e vecchie registrazioni dal vivo che coprono quindici anni della carriera della cantante, brani che accarezzano l’ascoltatore, con emozione (Love is red) e con eleganza (Nobody’s angel), con inquietudine (Black Flowers) e con nostalgia (You don’t love me anymore),  ora col supporto dell’armonica (Surrender Dorothy), ora con un’aria musicale dolcemente jazzy (When my ship comes in), ora ancora con la chitarra elettrificata (I’m the moon) che quasi sembra chiedere il permesso in tutta questa vallata acustica.

Quando il suono è senza tempo e l’alchimia di chi lo crea esce naturale e profonda come dimostrano questi due artisti, ben si fa a mettere il vento dietro la schiena a soffiare in direzione opposta. E sederci per godere calmi e placati il fascino impalpabile ma senza frontiere, geografiche e spirituali, della musica.

Track List

  • My road
  • I’m the moon (live)
  • Love is red
  • The middle of the night (live)
  • Fearless heart
  • Casino el Camino (live)
  • You don’t love me anymore
  • How to be alone
  • Nobody’s angel (live)
  • Surrender Dorothy
  • I loved a cowboy (live)
  • Black flowers (live)
  • When my ship comes in (live)
  • Over You
  • Rust (live)