Luf - Flel

Luf

Flel

2010 - IRD

05/07/2010  |  di Vittorio Formenti

Dopo tre anni di silenzio il gruppo brianzolo/camuno dei Luf si ripresenta alla grande con un disco che si colloca al vertice della loro già ricca e notevole produzione. Per noi che abitiamo a un tiro di schioppo da quel Monticello dove Dario vive e lavora ascoltare e dare un parere su di un loro lavoro va al di là del semplice giudizio; si tratta più di un parere complice, empatico, non certo obiettivo e di questo vorrete scusarci. 'Flel' era l’attrezzo con cui nelle aie un tempo si batteva il grano per ricavarne fino all’ultimo chicco; l’immaginazione va quindi alla tradizione facendo supporre un revival con canzoni del musichiere del tempo che fu, ma non è così. Certamente le radici folk o, più precisamente, popolari si confermano alla grande anche se affondano non solo nel patrimonio locale; il banjo in evidenza rievoca trame irlandesi e country, la zampogna balla tra noi e Dublino, il flauto crea a volte addirittura atmosfere elfiche; la palette dei colori è quindi ricca e non si limita alla nostra provincia e il tutto é legato con un ritmo rock che evita qualsiasi effetto crepuscolare. Su queste basi si staglia poi la voce di Dario, un Guccini nostrano libero da una certa epica e da quel gusto carducciano che caratterizza il cantautore emiliano. Poi arrivano i testi che tra dialetto e lingua ufficiale parlano non solo di ricordi ma portano l’attenzione anche su temi attuali, pur con una poetica popolare. 'Africa' e 'Stella Clandestina' sono due passaggi dedicati al tema degli immigrati trattato, come si deve, da un punto di vista umano; 'Flel' è sì dedicato all’atto tradizionale della spulcia del grano ma ha un tono talmente di spinta che suona come un invito a reagire in nome dei veri valori che non sono solo di un tempo passato, basta ascoltare come viene cantato l’incipit del ritornello 'Pica Maria, pica Giuan..'; 'Angelo' inizia come un blues e poi prosegue alla country così come 'Regina delle sei', che poi vira a sonorità laghèe nello stile di Davide Van De Sfroos. 'Little Monchi' inizia con un flauto quasi elfico mentre 'Luna di rame e di ottone' si sviluppa con effetti arabeggianti ; 'Basta' e 'Vorrei', già ascoltati nel lavoro con Oreglio, chiudono con una verve di cabaret da reazione che sarebbe da capitalizzare in ciascuno di noi ('basta coi nani…' o anche 'basta coi politici e la loro casta…' e ancora 'Roma ladrona ma c’è la poltrona….'); meditate gente...meditate e soprattutto ascoltate i Luf, vi farà solo bene. E poi in un paio di momenti c’è anche Davide Van de Sfroos, scusate se è poco! Certamente tra il meglio della produzione italiana del 2010.


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Track List:

  • Africa
  • Flel
  • Dal Nido
  • Tira La Barba Al Fra’
  • La Neve
  • Stella Clandestina
  • Furtuna
  • Angelo
  • Regina Delle Sei
  • Littel Monchi
  • Luna Di Rame E D’ottone
  • Basta
  • Il Treno Delle Sei
  • Vorrei

Luf



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