“Fetish” è il quarto disco dell’autore livornese Luca Faggella. Un disco scuro che lascia intravedere solo ombre dai confini sfuocati ed incerti, che si riallaccia alla sua penultima uscita, “Tredici Canti”.
Il nucleo centrale musicale è composto da chitarre, sovente distorte e disturbate, batteria, contrabbasso, piano e synth, usati in modo massiccio. Questo si può notare ad esempio in “Raggio”, dedicata all’attore Fabio Raggio, dove i suoni si fanno graffianti, oppure in “Pornostar” dove gli effetti sonori ricamano e capitolano lungo tutto il testo della canzone.
Fondamentali al disco sono le quasi continue partecipazioni e duetti, che sposano ottimamente le doti eclettiche e le trovate istrioniche dell’autore, in grado di spostarsi dal rock, sempre contaminato, di “La Lettera”, introdotta da Eva Lopez, cantante francese, alla morbidezza di “Uccidimi”, delicatamente ricamata dal piano con la partecipazione di Fabrizio Sciannameo.
In “Nuova Vita”, fra gli echi dei sintetizzatori, si trova un duetto di Faggella con la sorella Francesca e l’amico Tommaso “Piotta” Zanello che interviene con il suo rap in una strofa.
Canzone degna di nota è decisamente “Memento”, intensa ballata, densa di lirismo che permette l’emersione dei dubbi, dello spleen, dell’incapacità di fermarsi, ma anche quella di staccarsi totalmente da qualcosa che mi ha ricordato l’intensità di alcune canzoni di un altro livornese, spesso troppo ignorato, Piero Ciampi. A lui Faggella dedica infatti una rivisitazione de “Le Carte in Regola”, riprendendone la teatralità in una chiave dark-cabaret.
La title-track, “Fetish”, è incalzante, introdotta da un palm-muting di chitarre che si aprono distorte nel ritornello, esemplificando un po’ il suono di tutto il disco dato dal connubio di testi dalle stesure e sfumature tipicamente cantautorali con sonorità tese e disturbate oppure essenziali e scarne.
Le musiche richiamano inevitabilmente alla mente molto del mondo punk, quello che più ha osato sperimentare commistioni sonore, richiamano David Bowie e spesso le peregrinazioni dei Sonic Youth, in particolar modo in “Nascosto”, ottimo mix di piano acustico e sfumature di synth.
Anche i ritmi latineggianti ed i testi più scanzonati, come “A tu per Tu”, dove alla batteria compare Piero Monterisi (Tiromancino), fanno emergere un lato oscuro. Si rendono visibili i contorni delle ombre che si spostano girando intorno all’ascoltatore, come quelle di una vecchia giostra-carosello che si muove a tempo di un “Valzer #2” e lascia staccare i suoi personaggi in un osceno teatrino fatto di storie di gente con “Le carte in Regola”.
Track List: