Les Fauves - N. A. L. T. 2 – LIQUID MODERNITY

Les Fauves

N. A. L. T. 2 – LIQUID MODERNITY

2009 - Urtovox Rec./ Audioglobe

10/04/2009  |  di Alfonso Fanizza

Nonostante la loro giovane età, gli emiliani Les Fauves vantano un curriculum di tutto rispetto, sicuramente motivo d’invidia per moltissime altre band che solcano la scena indie italiana: un Ep e due dischi (tra cui questo “N. A. L. T. 2-Liquid modernity”); partecipazioni ad importanti festival (Benicassim e Heiniken Jammin Festival); tour italiani ed esteri; prestigiose collaborazioni musicali (Swayzak) e cinematografiche (“Non pensarci” di Zanasi); e spalleggiamenti a band note (Dirty Pretty Things, Art Brut e Gnarls Barkley).
Anche se due anni fa erano stati presentati come una delle “future” giovani promesse del nostro panorama rock, i quattro ragazzi di Sassuolo proseguono nei loro intenti non curandosi di tutta questa attenzione riversata nei loro confronti e pubblicano il secondo capitolo della trilogia (N. A. L. T.: Noise Arms Limitation Talks, ndr) sui chiaro-scuri del comportamento alieno.
Prendendo spunto dal lavoro del sociologo polacco Zygmunt Bauman, il disco è incentrato su temi essenziali di questi anni post-globali. Assenza d’ideali, sfiducia nel futuro e nel benessere economico, incapacità a relazionarsi con gli altri sono solo alcune delle tematiche che le “bestie feroci” dell’indie-rock affrontano nelle loro canzoni con una punta di sarcasmo ed ironia sempre al limite del non-sense.
Come per i lavori precedenti, anche per quest’album i Les Fauves mostrano un atteggiamento provocatorio verso la società ed erigono con divertimento melodie che spaziano nel tempo e nello spazio trascendendo influenze e richiami, ma sviscerando un sound personale in grado di variare tema anche all’interno di un medesimo brano (“Berolina party suite”, “Pitslicker” e “Lagos”).
Un calderone musicale nel quale vengono buttati dentro e mescolati ritmi funk, techno e punk, sperimentalismi, accenni di tango, richiami alla musica tradizionale orientale e innovazioni melodiche, compiendo un passo in avanti nella scrittura e negli arrangiamenti. Un rock “contaminato” nella sua indole più immediata e grezza sviscerato in brani d’impatto come “Funeral party”, “Everlasting soup”, “Dops drops drops” e “Cold shower tide”, svelando un lato melodico come nelle ballate “Snow in Trinidad and Tobago” e “Keep living in a subway”.
I Les Fauves sono una delle ottime proposte che la nostra scena indie ha da offrire e questo disco è l’ennesimo tassello verso una maturazione artistica e musicale annunciata.




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