Mentre molti suoi colleghi scontano il periodo di carestia del mercato inventandosi indipendenti o pubblicando per piccole etichette, Lee Roy Parnell è tra i pochi che può tornare ad uscire per una major.
“Back to the Well” è il suo ottavo disco ed è l’occasione che aspettava da tempo per giocarsi in un colpo solo tutte le sue qualità: spalleggiato da musicisti di classe e da una produzione a cui non manca nulla, questo chitarrista texano mette sul tavolo il suo disco più calibrato.
L’inizio con il rock’blues della title-track fa pensare ad un album dal tiro southern ed in effetti le caratteristiche ci sono tutte dalla chitarra slide dell’autore alle abbondanti dosi di vocals alle keyboards di Kevin McKendree (B-3 e wurlitzer).
A partire da “Something out of nothing” Parnell comincia però a sfoggiare una serie di pezzi d’autore ben levigati, ma sin troppo derivativi: il blues si stempera in ballate cariche di flessioni soul piuttosto scontate. Jackson Browne è il riferimento più palese in almeno quattro brani che ne riflettono in modo speculare pause e modulazioni: “Old soul”, “Daddies and daughters”, “That’s all there is” e “Saving grace”.
Altrove sembra di intravedere passaggi più facili alla Peter Frampton (“Just lucky that way”) o alla Don Henley e anche gli episodi che tornano verso il rock-blues caricandosi di shuffle fanno un po’ il verso a Stevie Ray Vaughan o, se volete, a Gary Moore.
Indubbiamente Parnell possiede una mano ben educata sia alla chitarra che alla scrittura e riesce a coniugare il Texas con la West Coast. Proprio la sua educazione però si rivela essere pregio e limite del disco: da una parte permette di mantenere una bontà costante in ogni traccia e dall’altra offre canzoni già sentite troppe volte.
Tutto il disco è ben lavorato e si ascolta volentieri fino alla conclusione strumentale di “Cool breeze”, ma sono pochi i passaggi in cui l’autore sceglie di osare qualcosa, come succede in un paio di tracce in cui compare una National slide e in una “The hunger” in cui la batteria e la chitarra creano interstizi in cui si infila il wurlitzer.
Per il resto “Back to the Well” è lavoro diligente, che non demerita, ma nemmeno stupisce per personalità. Speriamo serva a Parnell per prendere definitivamente coscienza delle proprie capacità e per rischiare di più a partire dal prossimo album, major permettendo.
Track List: